29 novembre 2019
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Il mercato azionario giapponese si presenta agli operatori con un vasto range di opinioni, a cui sembra difficile dare il peso giusto. In primo luogo i recenti dati negativi sui consumi con le vendite al dettaglio calate del 14,4% da ottobre, peggior dato dal 1992, dopo una salita del 7,2% in settembre. Ovviamente il motivo è stato quello dell’aumento della tassa sui consumi che aveva spinto preventivamente gli acquisti. Il passaggio dall’8% al 10% del 1 ottobre e sembrato ricalcare quello dell’aprile 2014 con il passaggio dal 5% all’8%, aumento che aveva creato non pochi perplessità e l’avvio di una recessione ...

27 novembre 2019
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Nei primi Outlook 2020 gli strategist pongono al centro delle loro analisi le stime positive di espansione all’interno di un prolungato ciclo di crescita economica, di fatto avviato alla maturità; non di meno vengono segnalate le diverse incertezze geopolitiche che nascondono un fattore rilevante per i mercati ovvero la possibilità di un aumento della volatilità. E’ evidente a tutti che la fluttuazione degli indici azionari è un elemento condizionante nell’andamento delle performance del portafoglio di investimento, anche se chiaramente più incombente in orizzonti temporali di breve termine. Le esperienze negative sui crolli dei listini vengono proprio confermate da un’impennata dell’indice di volatilità e dalla progressiva pervasione dell’avversione al rischio con flussi di uscita dalle classi di attivi azionari ...

23 novembre 2019
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Nessuna particolare sorpresa dagli indicatori di fiducia attesi in settimana; il PMI® flash IHS Markit Composite dell’Eurozona di novembre è diminuito a 50,3 rispetto a 50,6 di ottobre, segnalando la seconda minore espansione della produzione del manifatturiero e del terziario da luglio 2013; negli ultimi tre mesi il livello di produzione risulta vicino alla stagnazione e in contrasto con la crescita dello stesso periodo dello scorso anno. Secondo i rilevatori le prospettive sulla produzione futura sono ancora inferiori ai valori registrati nei primi mesi dell’anno e rispecchiano le incertezze geopolitiche, Brexit e dazi, in più alle preoccupazioni sul rallentamento della domanda. Il peggioramento dell’indice relativo agli ordini ha ridotto le assunzioni e accresciuto la cautela delle aziende imponendo di non aumentare i costi. Infatti a novembre, la crescita occupazionale è diminuita per il quinto mese consecutivo, toccando il valore minimo da gennaio 2015. Molto bene invece gli indicatori negli Stati Uniti che indicano una economia solida: il Flash U.S. Composite Output Index a 51,9 (50,9 a Ottobre), il Flash U.S. Services Business Activity Index a 51,6 (50,6), il Flash U.S. Manufacturing PMI a 52,2 (51,3), Flash U.S. Manufacturing Output Index a 53,1 (52,4) ...

 

22 novembre 2019
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Uno degli esercizi a cui i gestori di fondi internazionali ci hanno invitato a partecipare è quello di guardare oltre gli orizzonti temporali classici dei 3 – 5 – 7 – 10 anni e spostare l’attenzione al lunghissimo termine ovvero 10 – 15 anni. Nella realtà dei fatti anche se parlare oggi di economia e finanza oltre il 2030 sembra alquanto ragionevole, basandosi di fatto sul prolungamento dei trend, quello che è successo negli ultimi dieci anni è stato per molti versi l’opposto di quanto indicato dai modelli storici. Alcune variabili hanno modificato radicalmente i trend e definito un quadro di insieme imprevedibile. Gli economisti non solo non hanno dato il giusto peso economico alla crisi finanziaria del 2008/2009, ma hanno sottovalutato la potenzialità distruttiva della tecnologia combinato con il cambio di paradigma dello sviluppo del mondo emergente, temi che hanno reso difficile la tenuta dell’inflazione e dimezzato i tassi di crescita economica. A dare sostegno al sistema sono state le politiche monetarie non convenzionali con l’immissione forzata di liquidità e tassi di interesse sempre più bassi fino a divenire negativi in molta parte del mondo. Infine un processo di deglobalizzazione che ha portato dietro di se un cambiamento strutturale dell’offerta politica e la nascita di grandi movimenti di massa che hanno condizionato ripetutamente gli indici di fiducia ...

20 novembre 2019
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In un sondaggio condotto durante la presentazione dei risultati per il terzo trimestre delle società appartenenti all’indice S&P500, le aziende che hanno fatto riferimento alla guerra dei dazi sono state con un numero inferiore rispetto al secondo trimestre: tra il 15 giugno al 14 agosto, erano 130 società su 500, il 29% del totale, che citavano nei loro report i termini “dazi commerciali”, mentre nei più recenti incontri sono state 113, il 13%. Nello stesso periodo l’indice ha sfondato ripetutamente i massimi storici; anche se quindi la percezione di un accordo Cina - Stati Uniti sia diventato più vicino gli analisti restano convinti che il mercato statunitense a questi livelli presenti minori opportunità rispetto ad alcuni listini internazionali. In particolare sono gli analisti degli indici europei che mostrano una certa positività ...

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