30 aprile 2022
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Il tema ‘inflazione’ continua a governare le azioni delle banche centrali ma anche le relative scelte di investimento. Ad aprile l'inflazione nell'Eurozona è salita al 7,5% dal 7,4% di marzo, un nuovo aumento nonostante un primo segnale di calo dei prezzi dell'energia, dovuto principalmente ai tagli di accise e tasse sui carburanti attuati dalla maggior parte dei paesi dell'Eurozona da metà marzo. L'impatto al ribasso dell'inflazione energetica è stato in parte riassorbito dai settore alimentare; l’inflazione dei prezzi da prodotti alimentari non trasformati è passata dal 7,8% al 9,2% e dei trasformati dal 4,1% al 5,5%. I rincari hanno colpito anche l’inflazione core passata dal 2,9% al 3,5%; il dato al rialzo sull'inflazione core, ovvero senza energia e prodotti alimentari, è stato il risultato combinato dei rialzi dei beni industriali non energetici e della maggiore inflazione dei prezzi dei servizi. Alla base inflattiva rimane in realtà il costo elevato dell’energia sia per la produzione che per i trasporti, ma anche dalla forte domanda. Il dato sui servizi più legati a vacanze e tempo libero vede domanda crescente a seguito dall’uscita emergenziale. Sul fronte delle catene di approvvigionamento le interruzioni si sono intensificate dall’invasione in Ucraina e dalle relative sanzioni alla Russia ...

29 aprile 2022
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I dati sull’inflazione non migliorano indicando un problema prolungato per le autorità monetarie che nello scorso anno avevano tergiversato in attesa di prezzi più stabili. In realtà la situazione geopolitica peggiorata mostra valori di aumento dei prezzi al consumo che in alcuni casi sono saliti a doppia cifra se non tripla, come nel caso dell’energia elettrica, ma anche di molti altro beni. In effetti le probabilità che i prezzi componenti gli indici di inflazione al consumo possano ancora rincarare seguono il perdurare dei costi sull’acquisto di materie prime e produzione con i primi aumenti salariali. Rispettivamente a marzo, su base annua, negli Stati Uniti PPI (prezzi alla produzione) e CPI (prezzi al consumo) hanno segnato + 11,2% e + 8,5% (dato più alto dal 1981); nell’area Euro PPI + 31,4%, spinti dai costi per l’energia a + 87,2%, e CPI + 7,4%. I mercati finanziari si sono quindi irrigiditi davanti a questo contesto che vede le banche centrali, concentrate sul target inflattivo, pronte ad una stretta monetaria, imprevista fino a qualche trimestre fa. In questo scenario gli operatori sono preoccupati per un’azione monetaria, inusuale per velocità ed intensità, che potrebbe destabilizzare l’equilibrio finanziario promosso della straordinaria liquidità immessa durante il periodo pandemico e che ora le banche centrali vedono quale causa del ciclo inflattivo e motivo per essere ritirata ...

23 aprile 2022
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Gli effetti dell'inflazione sono al centro delle attese sulla politica monetaria delle banche centrali, tema che sta preoccupando gli operatori finanziari. In realtà gli analisti prevedono che il recente aumento dei prezzi del petrolio tenderà ad una moderazione intorno agli attuali valori del Brent di 115 USD al barile. Quindi, salvo un'altra impennata dei prezzi dell'energia, i confronti con lo scorso anno dovrebbero portare a letture di inflazione più basse nei prossimi mesi; si deve infatti sottolineare che i dati più recenti si confrontano con un'economia in fase di normalizzazione rispetto a quella condizionata dalla pandemia. In estate, in effetti ci si attende un confronto più correlato con un'economia relativamente normale del 2021 e differenze meno preoccupanti. Riguardo alla crescita dei salari negli Stati Uniti il dato interessante è che sono stati accompagnati da una maggiore produttività, attenuando l'effetto inflazionistico di una retribuzione più elevata. Il tracker salariale di marzo della Fed di Atlanta è del 6% superiore alla media mobile di 3 mesi, il tasso più alto nella storia della sua serie; ma gli aumenti salariali sono causa di inflazione solo se non sono accompagnati da una maggiore produttività, cosa che non sta avvenendo. In sintesi l'aumento annuo dello 0,9% del costo unitario del lavoro negli Stati Uniti per il quarto trimestre risulta in linea con gli ultimi due decenni ...

22 aprile 2022
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Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con un netto calo degli indici azionari: l’indice MSCI World AC val loc ha perso il 7,46%. Le ragioni sono molteplici anche se a prevalere ha sicuramente inciso l’avversione al rischio per l’invasione russa dell’Ucraina. In realtà il calo del listino europeo dopo il 24 febbraio, data dell’invasione, si è in parte riassorbito; l’indice MSCI EMU in valuta locale da inizio anno al 23 febbraio perdeva il 7,67% e a fine marzo la perdita è salita a 9,37%, mentre oggi si è ridotta a 8,81%. Le altre motivazioni, in parte già presenti nell’outlook di inizio anno, hanno riguardato le prospettive di crescita economica in calo rispetto alla forte ripresa del 2021, le difficoltà nella catena di approvvigionamento, il rialzo dei prezzi di materie prime, soprattutto dell’energia, il tutto amplificato dalle preoccupazioni scatenate dai rischi geopolitici. In questo contesto dobbiamo sottolineare l’atteggiamento restrittivo delle banche centrali a fronte di proiezioni non chiare sul rientro dell’inflazione. Dopo un primo aumento dei FED funds la banca centrale statunitense è sembrata orientata ad un’accelerazione degli aumenti dei tassi tanto che il governativo decennale UST10y si sta avvicinando velocemente al rendimento del 3%, siamo al 2,93%, trascinando con se il Bund decennale tedesco a 0,95%, ormai vicinissimo all’1% ...

 

12 aprile 2022
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In occasione delle festività pasquali e dei giorni successivi, la redazione di R&CA si prende un periodo di vacanza; ritorneremo il 21 aprile pv. Per tutti gli iscritti alla Community invece le attività continueranno. Non dimenticate di accedere periodicamente al vostro Virtual Office e controllare la bacheca delle Attività e Avvisi.

Auguri a tutti di Buona Pasqua!

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