29 maggio 2021
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Nelle ultime settimane, secondo una gran parte degli analisti, sia la BCE che la Fed sono rimaste ‘vaghe’ sulle loro prossime iniziative nonostante dati positivi sia sul fronte della fiducia che riguardo ai dati effettivi sopra le attese di tassi di inflazione crescenti. Ci sono state peraltro ripetute dichiarazioni rassicuranti di esponenti della BCE sintetizzate con l’osservazione del nostro membro delegato Fabio Panetta per una ‘discussione sull'eliminazione graduale del PEPP chiaramente prematura’. Negli Stati Uniti rimane sullo sfondo uno scenario, meno opaco, di graduale rialzo dei rendimenti di lungo termine; il ‘Taper Team’ americano vede in realtà alcuni governatori della Fed, Richard Clarida forse il più autorevole, indicare una possibile ‘moderazione’ sugli acquisti del Quantitative Easing, omettendo di utilizzare direttamente il termine ‘tapering’, con la necessità di uno studio in questa una fase interlocutoria: la sensazione vede i banchieri centrali più interessati ai giochi di parole che a discutere del rischio di un bear market sui titoli governativi. Il quadro rispecchia un atteggiamento chiaramente rivolto alla retorica della transitorietà dell'inflazione e di un’economia ancora lontana dalla piena occupazione.  Attualmente, in particolare negli Stati Uniti, gli operatori seppur preparati ad un possibile ribasso obbligazionario attendono la ‘conferma’ della Fed per spingere i rendimenti più alto. I tassi forward hanno raggiunto livelli abbastanza vicini al supporto di lungo periodo (5y1m al 2%), obiettivo a medio termine della Fed al 2,5% e 10y10y al 3%, livello già registrato in un'escursione del 2017. Il recente movimento laterale dei rendimenti governativi e del rapporto Euro e Dollaro Usa si appoggiano in effetti su una situazione monetaria ritenuta alquanto transitoria, in attesa di ulteriori dati macroeconomici e soprattutto di nuovi messaggi verbali da parte dei membri della FED ...

26 maggio 2021
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La corsa ai vaccini ha aperto la strada all’ipotesi di una selettiva immunità collettiva o di ‘gregge’. Gli esperti, per capire quanto e quando possa essere possibile raggiungere l’immunità, stanno elaborando i dati disponibili dai vari paesi utilizzando le stime del R0 del virus, ovvero il tasso di contagio, l'efficacia media del vaccino in base a fornitura e iniezioni, la fascia ancora non vaccinata e il rapporto di velocità tra contagio e piano di somministrazione delle dosi prodotte. In termini di efficacia entrambi i vaccini modified RNA di Pfizer e Moderna, somministrati con le due dosi previste, hanno dimostrato un'efficacia stimata intorno al 95%, quella di AstraZeneca risulta inferiore al 75% e quella di Sinovac in Cina è stata segnalata tra il 50 e il 98% in aree diverse con un elevato grado di incertezza. Rimane in essere comunque uno scenario di rischio in cui una nuova variante immuno-resistente possa emergere. Nelle ultime settimane l'Unione Europea sta cercando di accorciale le distanze con gli Stati Uniti come percentuale della popolazione che ha ricevuto almeno una dose; tuttavia sembra che gli Stati Uniti abbiano rallentato recentemente il passo. In termini relativi rispetto alla prima dose somministrata i recenti dati vedono il Regno Unito a circa il 90%, Stati Uniti all’80% e UE al 50% ...

22 maggio 2021
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Nel sondaggio Markit intramese ancora una netta ripresa degli indicatori di fiducia sia in Area Euro che negli Stati Uniti. L’indice Flash Eurozone PMI Composite Output sale a 56,9 (53,8 in Aprile) massimo da 39 mesi. In dettaglio l’indice Flash Eurozone Services PMI Activity sale a 55,1 (50.5 in Aprile), mentre risulta in leggera contrazione dai massimi il Flash Eurozone Manufacturing PMI Output Index a 61,9 da 63,2 di Aprile. L'attività economica della zona Euro è cresciuta in modo sostenuto a maggio con i rispettivi paesi che hanno continuato a ridimensionare le restrizioni e l’accelerazione delle vaccinazioni. Gli analisti sottolineano che nel sondaggio il tasso di espansione risulta al valore più alto da oltre tre anni, e i nuovi ordini in aumento su dati che non si vedevano addirittura da quasi 15 anni. È evidente l’ottimismo delle imprese per le riaperture con gli indicatori di prezzo in ulteriore aumento, sui massimi storici nella produzione, con la domanda che ha continuato a superare l'offerta per molti beni e servizi ...

19 maggio 2021
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Uno dei temi ancora da valutare in modo approfondito è la capacità delle società non solo di generare profitti, sfruttando la ripartenza di tutti i settori economici a seguito della campagna vaccinale in atto, ma soprattutto di poter finanziare la domanda in modo bilanciato tra capitale proprio ed indebitamento. Le analisi di bilancio relative al 2020, che stanno diventando pubbliche, mostrano infatti parecchie ‘cicatrici’ quale effetto della crisi sanitaria, peraltro ancora in corso. Nelle valutazioni sulla crescita potenziale post crisi da COVID-19 non ci sono solo le dinamiche contabili, ma anche i cambiamenti strutturali che il recente periodo di crisi ha imposto come l'adozione più rapida del digitale e del cambiamento della domanda rispetto alla crescita di lungo termine. Da una prima analisi il coronavirus ha avuto un impatto importante sui bilanci aziendali e sulla composizione delle loro passività; molte sono state le aziende che si sono rivolte a maggiori prestiti di breve termine per coprire il significativo ammanco di liquidità, abilitate a farlo anche grazie al risposta combinata di vigilanza, con regole per i prestatori meno stringenti, politica monetaria, tassi molto bassi, rifinanziamenti agevolati e acquisti di asset da parte delle banche centrali, e dalle autorità fiscali, con prestiti garantiti dallo Stato, rinvio dei pagamenti di imposte, ristori e trasferimenti diretti alle aziende. Gran parte dei bilanci presentano perdite che in molti casi stanno erodendo le riserve di capitale proprio ...

16 maggio 2021
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Il dato sui prezzi al consumo negli Stati Uniti ha riportato per un paio di sedute l’indice di volatilità VIX sopra 27 punti per poi riscendere agli attuali 18,8. La sorpresa del CPI Usa ad aprile a + 4,2%, molto superiore al 2,6% precedente, era in parte scontata (atteso + 3,6%) sebbene abbia comunque posto alcune riflessioni sulla potenzialità di evoluzione dell’inflazione e della reattività della FED. Il rendimento del U.S. 10 Year Treasury Note è scattato a 1,7% per poi assestarsi agli attuali 1,626% frenando i presupposti di un superamento del precedente massimo di periodo a 1,75% di fine marzo scorso. Anche i listini azionari, dopo aver subìto una importante pausa, hanno ritrovato buoni flussi di investimento e livelli in recupero dai minimi, anche se sotto i massimi storici della prima parte di maggio. Solo 45 società dell’S&P500 mancano alla consegna dei report del primo trimestre 2021; ad oggi il tasso di crescita degli utili risulta di + 50,3%; la conferma alla fine della Earning Season vedrebbe il più alto tasso di crescita anno su anno riportato dal primo trimestre 2010 (55,4%). Gli analisti segnalano che in termini di valutazioni il P/E ratio forward 12m per il listino S&P500 si mantiene stabile a 21,0x, sopra la media degli ultimi 5 anni a 17,9x ...

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