21 ottobre 2017
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Possiamo dire che la settimana europea è stata tracciata dai due eventi politici ‘separatisti’ ovvero i colloqui condotti da Theresa May a Bruxelles con i vertici della UE e lo scambio formale tra il governo spagnolo di Mariano Rajoy e il Presidente Catalano Carles Puigdemont sull’azione di scioglimento dell’autorità locale secondo quanto previsto dall’art. 155 della Costituzione spagnola. Sul tema Brexit i primi colloqui sono stati descritti come insufficienti da ambedue le controparti mancando ancora i contenuti prioritari della negoziazione. Sul tema Catalogna la decisione dell’esercizio dell’art.155 del parlamento centrale potrebbe invece essere uno spartiacque per l'economia spagnole da 1.100 mld di euro, dove la Catalogna ne conta per una quarta parte. Centinaia di aziende stanno già predisponendo nuove sedi in altre aree del paese o addirittura all’estero per evitare il limbo legale nato dalla rivendicazione che il 10 ottobre scorso ha visto coinvolti i leader catalani nella dichiarazione di indipendenza ...

20 ottobre 2017
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L’Asia si presenta in questi giorni con due facce politiche molto diverse. Da un lato in Giappone si è ormai conclusa la campagna elettorale che porterà alle votazioni di domenica, “snap election”, per la decisione del primo ministro Shinzo Abe di sciogliere in via anticipata la Camera Bassa per sostenere la validazione del suo operato e ottenere una piena riconferma dal paese. Dall’altro, l’apertura del 19° Congresso Nazionale del partito Comunista Cinese con il discorso del Presidente Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista e Capo Comandante in Campo dell’Esercito Popolare per la Liberazione, che ha mostrato nella sua lunga disamina di oltre tre ore, in apertura dei lavori, il futuro volto della Cina, sicuramente più internazionale, con una proiezione di sviluppo in una ‘nuova era’ che nel 2049 vedrà la Cina una grande potenza mondiale nel centenario della nascita della Repubblica Popolare: “a great modern socialist country” ...

17 ottobre 2017
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Ci sono tre fattori chiave tra loro strettamente correlati che in questi ultimi anni hanno reso alquanto difficile la previsione degli strategist sui rendimenti obbligazionari ed in particolare sui titoli di stato statunitensi. Da una sintesi degli outlook delle importanti case di investimento internazionali, pubblicati da R&CA su ricercaefinanza.it, si nota con chiarezza che da fine 2013 l’atteggiamento sul rialzo dei tassi trovò a conforto nelle stime di crescita economica positive; il 30 dicembre 2013 il Treasury decennale statunitense chiuse l’anno con un rendimento del 3,01% a fronte di inflazione in ripresa e una possibile prima restrizione monetaria. Gli outlook per l’anno successivo avrebbero infatti visto i rendimenti sul Treasury 10y tra il 3,5% e il 4,5% in una logica di normalizzazione dopo cinque anni dalla crisi finanziaria, i FED Funds ancora a zero e l’inizio del Tapering sul Quantitative Easing della FED. In realtà quelle previsioni di rialzo sono andate man mano scendendo e nonostante la fiammata dopo l’elezione di Trump a fine 2016, le attese attuali a dodici mesi restano sotto il 3% di rendimento UST10y nonostante un leggero aumento delle stime di crescita del GDP americano, ancora comunque sotto la sua media storica di lungo periodo ...

14 ottobre 2017
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Rispetto alle attese, in Usa, la Earning Season 3Q17 sta iniziando ancora all’insegna di un’espansione dei profitti ed in molti casi dei ricavi. Sebbene siano stati pubblicati i risultati di solo il 6% delle società dell’indice S&P500, gli analisti si stanno convincendo che le precedenti previsioni di contrazione degli utili societari, con l’attesa di un primo trimestre negativo dopo cinque in continua espansione, possano essere riviste in miglioramento. In settimana sono state alcune delle maggiore banche statunitensi a mostrare ottimi risultati e buone performance, settore quello bancario che non sembra preoccupato delle maggiori probabilità di aumento dei Fed Funds entro fine anno ...

13 ottobre 2017
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Categorie: Global Allocation
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Nelle ultime settimane i mercati hanno dovuto rivedere l’impatto della politica monetaria e adottare su alcune classi di attivo un re-princing a causa dall’aumento di probabilità che la FED a fine anno possa ritoccare al rialzo i tassi di interesse a conclusione dell’intervento federale del 2018. Sebbene si tratti di una normalizzazione molto graduale, la modifica delle aspettative del Fed si è rivelata capace di innescare una sottoperformance di circa il 4%, portando indietro il forte differenziale ad un anno tra EM (mercati emergenti) e DM (mercati sviluppati) al 4,72%. ... 

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