27 giugno 2019
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Da tempo ci si interroga sui cambiamenti che economia, e finanza, dovranno sostenere nelle evidenze di una evoluzione del sistema politico che ha dato un forte segnale di inversione dal lungo percorso tracciato della globalizzazione. Non è solo la politica protezionistica di Donald Trump, che ha portato alla guerra commerciale con il resto del mondo ed in particolare con la Cina, ma la presa di coscienza che si creino dei ‘colli di bottiglia’ pericolosi. Gli analisti della materia sostengono che non è ancora giunta la fine della globalizzazione, come l’abbiamo vissuta negli ultimi vent’anni, ma che ci troviamo davanti ad un forte cambiamento con impatti ancora imprevedibili ...

13 giugno 2019
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Categorie: Global Allocation
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L’evidenza di una dinamica che possa trovare un largo consenso sui trend economici e finanziari è ancora tutta da verificare. Da un lato si fanno sempre più lunghe le trattative diplomatiche volte a risolvere la pressione commerciale tra Cina e Usa; Trump dal canto suo usa a suo consumo tweet e minacce di nuovi dazi su ogni questione: Iran, Messico, Giappone e non ultima l’Europa per la pipeline Nord Stream 2. Sul lato opposto si collocano le previsioni di un’accelerazione del rallentamento economico globale, anche per le ragioni geopolitiche, sebbene le stime degli economisti rimangano per una fase recessiva lontana. Gli operatori finanziari si sono da tempo schierati con la prospettiva di un cambio decisivo della politica restrittiva della FED con l’acquisto di obbligazioni sovrane, e ne sono stati premiati ... 

7 giugno 2019
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A guidare i mercati è tornata la volatilità e la conseguente ‘inappetibilità per il rischio’ per la parte più rischiosa del portafoglio. Sono ormai molti i gestori azionari che hanno aumentato la parte di liquidità nei portafogli, dopo una modesta richiesta di rimborsi. I dati macroeconomici continuano a mostrare un complesso mix di output, impattati peraltro dalla incapacità di prevedere quanto e come si svilupperà la ‘guerra commerciale’ di Trump. Il trend meno negativo di questi giorni è stato invece legato al sentiment degli operatori a seguito delle indicazioni delle banche centrali. Dopo l’appassionata apertura di Jerome Powell ad una possibile riduzione dei FED Fund, gli operatori sono già convinti di un taglio dei tassi nella riunione del FOMC di fine luglio, è toccato a Mario Draghi estendere l’attuale livello di politica espansiva della BCE fino alla prossima metà del 2020, quanto in realtà lui sarà ormai fuori dalla banca centrale ...

5 giugno 2019
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Le nuove teorie economiche vedono sullo sfondo un aumento complessivo della spesa pubblica finanziata dall’indebitamento statale. In particolare i governi europei hanno visto dalla nascita dell’Euro un approccio comunque flessibile dei rispettivi governi rispetto ai parametri del trattato di Maastricht sia sul deficit annuale (con sforamenti del 3%) che rapporti sul debito pubblico (60% del GDP). L’unica forse a farne le spese è stata la Grecia, penalizzata soprattutto per i falsi bilanci pubblici consegnati al vaglio dell’Unione Europea. La spinta a nuove forme di espansione monetaria e fiscale, a beneficio dello sviluppo economico e di una redistribuzione sociale di risorse, è derivante dall’alto dissenso in molti paesi e la crescente posizione politica dei movimenti sovranisti e populisti. Su questo punto si innesta il dibattito sulla MMT, Modern Monetary Theory, che vede la politica monetaria quale strumento di sviluppo e non di indirizzo e regolamentazione di flussi di liquidità monetaria. Alla base della teoria c’è un punto chiave: uno stato sovrano non può fallire!

Principi populisti dell’MMT

La ragione più immediata, e di favore ai cittadini, è la possibilità di finanziarsi emettendo valuta con la propria banca centrale ...

17 aprile 2019
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Con la riprova che le banche centrali si manifestino pronte a rientrare in campo in caso di sentori “recessivi”, il presidente statunitense Donald Trump si è sentito nuovamente in dovere di sollecitare la FED ad aiutare l’economia americana attraverso una politica monetaria più espansiva. La polemica del presidente Usa ha addirittura allarmato Mario Draghi, governatore della BCE, che in occasione di un convegno ha ribadito la difesa dell’indipendenza delle decisioni delle banche centrali. La pausa della FED nella normalizzazione del percorso monetario restrittivo intrapreso dal dicembre 2015, radicata nella crescente consapevolezza che le banche centrali si trovino di fronte al dilemma che i loro strumenti possano risultare spuntati, almeno in relazione alla vasta dispersione dei risultati economici reali ottenuti nelle diverse economie, ha contribuito comunque a ridare slancio ai mercati finanziari, nonostante le variegate percezioni prospettiche ...

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