31 maggio 2022
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Breve analisi finanziaria tra due delle maggiori economie globali che si concentra sulla parte più influenzata dall’Asia del Nord America, prendendo in considerazione due importanti città: Seattle, città portuale sulla costa occidentale degli Stati Uniti e capoluogo della contea di King nello stato di Washington, e Vancouver, città canadese della costa Pacifica nella provincia della Columbia Britannica. La scelta dell’area è stata quella di analizzare una regione confinante tra due grandi stati che si è relativamente smarcata dalle influenze più europee, mentre guarda da tempo alle evoluzioni asiatiche e alle coste pacifiche orientali ...

5 maggio 2022
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Dopo un periodo di stabilità, recentemente il tasso di cambio tra la valuta cinese e il dollaro americano ha visto un marcato deprezzamento del RMB di oltre il 4% passando in sole tre settimane da 6,35 a 6,61, una variazione che ha messo pressione al mercato finanziario cinese e attirato l’attenzione nel mercato globale. In realtà il recente deprezzamento del RMB era già presente nelle aspettative di inizio anno a causa di alcune motivazioni che si sono in effetti manifestate. Una prima ragione sul deprezzamento ha riguardato il restringimento dello spread tra il rendimento dei Teasury Usa e delle emissioni governative cinesi, quale conseguenza di una politica monetaria che ha visto la banca centrale cinese PBoC tagliare due volte il suo tasso di riferimento (LPR - Loan Prime Rate) e promuovere la riduzione delle riserve obbligatorie (RRR) delle banche commerciali per allentare il credito, mostrando un ciclo di politica monetaria espansiva in opposizione alla restrizione della banca centrale statunitense che ha aumento i tassi di interesse dei FED Funds. In questo scenario infatti la PBoC ha voluto parare il declino evidente della crescita economica cinese, a fronte della ripresa degli USA, soprattutto nel cambiamento delle previsioni di crescita a breve termine dovuto alle ondate di pandemia e al lockdown di Shanghai ...

22 aprile 2022
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Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con un netto calo degli indici azionari: l’indice MSCI World AC val loc ha perso il 7,46%. Le ragioni sono molteplici anche se a prevalere ha sicuramente inciso l’avversione al rischio per l’invasione russa dell’Ucraina. In realtà il calo del listino europeo dopo il 24 febbraio, data dell’invasione, si è in parte riassorbito; l’indice MSCI EMU in valuta locale da inizio anno al 23 febbraio perdeva il 7,67% e a fine marzo la perdita è salita a 9,37%, mentre oggi si è ridotta a 8,81%. Le altre motivazioni, in parte già presenti nell’outlook di inizio anno, hanno riguardato le prospettive di crescita economica in calo rispetto alla forte ripresa del 2021, le difficoltà nella catena di approvvigionamento, il rialzo dei prezzi di materie prime, soprattutto dell’energia, il tutto amplificato dalle preoccupazioni scatenate dai rischi geopolitici. In questo contesto dobbiamo sottolineare l’atteggiamento restrittivo delle banche centrali a fronte di proiezioni non chiare sul rientro dell’inflazione. Dopo un primo aumento dei FED funds la banca centrale statunitense è sembrata orientata ad un’accelerazione degli aumenti dei tassi tanto che il governativo decennale UST10y si sta avvicinando velocemente al rendimento del 3%, siamo al 2,93%, trascinando con se il Bund decennale tedesco a 0,95%, ormai vicinissimo all’1% ...

 

4 marzo 2022
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La guerra in Ucraina ha cambiato strutturalmente lo scenario macroeconomico; nuovi costi bellici ribilanciano la riapertura ormai realistica di tutti i settori economici, a fronte di un contenimento del Covid-19, sebbene con diverse velocità. Anche le sostanziali certezze di inizio anno, sia dal lato della domanda che dell'offerta, devono rivedere la spesa dei consumatori orientata verso beni e servizi, la variabilità dei risparmi, l’allentamento nei colli di bottiglia nell’offerta in vari settori e un nuovo equilibrio nel mercato del lavoro. Nel bilancio globale la pandemia ha accelerato vari cambiamenti strutturali, come i modelli di politica fiscale e monetaria, gli investimenti pubblici su larga scala nella decarbonizzazione e nella digitalizzazione, i processi aziendali più orientati alla resilienza in un contesto di deglobalizzazione. La nuova situazione bellica ha portato gli economisti a valutare la possibilità di un aumento probabilistico di stagflazione, qualora i dati economici mostrassero una decisa caduta del GDP a fronte del continuo aumento dei prezzi, anche se la visione resta orientata più al rischio inflazione che ad una stagnazione economica. Le stime di crescita in realtà non sembrano sostenere modifiche eccessive; il soft patch di Omicron poneva la crescita nei mercati sviluppati in una posizione ottimale dopo il forte rimbalzo dello scorso anno. Anche il picco di inflazione trovava nella visione delle banche centrali l’attesa di qualche trimestre prima di una revisione verso i target di lungo termine ...

24 febbraio 2022
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Nel nostro post del 2 febbraio ‘Sul GAS le tensioni Geopolitiche’ in riferimento delle difficoltà nelle relazioni diplomatiche in Europa si evidenziava che: “… in questa logica comunque i contratti mensili TTF potrebbero essere scambiati al di sopra di Euro 200/MWh, con possibili picchi di prezzo anche più elevati sui prezzi dell'elettricità …”; la situazione è in effetti andata precipitando. L’invasione da parte dei militari russi in Ucraina ha visto nel pomeriggio i prezzi del gas naturale dell'UE avvicinarsi a 5 $ MMBtu ed indirizzandosi al massimo di periodo oltre 6 $ raggiunto a gennaio, dopo che la crisi ucraina si è trasformata in una guerra riaprendo a nuovi timori di interruzioni degli approvvigionamenti. Inutile nascondere la vulnerabilità in primis di paesi core Europe con in testa la Germania che ha sospeso con rammarico l'approvazione del gasdotto Nord Stream 2. L’intera area continentale dell'Europa dipende dalla Russia per più di un terzo delle sue forniture di gas naturale, ed è sicuramente difficile per le nazioni occidentali, che hanno promesso sanzioni molto severe alla Russia, la possibilità di sostituire da subito le esportazioni russe di petrolio e gas naturale con altri produttori globali

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