18 novembre 2022
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Categorie: Global Allocation
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La delusione di aver sostenuto nel medio termine un investimento nella classe di attivo Glabal Emerging Markets Equity è stata confermata negli anni più recenti, quando si era sostanzialmente intuito che la pandemia avrebbe creato un decoupling nel modello di aggressione al virus. La preoccupazione nelle economie sviluppate del Covid19 ha significato interruzione di ogni relazione sociale in presenza, ma soprattutto una pesante ricaduta sulla qualità della vita bloccando produzione, approvvigionamento e distribuzione di beni e servizi, e limitato i consumi; questo ha comunque immediatamente trovato una efficace e repentina risposta sanitaria. Nei paesi emergenti la situazione è sembrata da subito più complessa per diverse ragioni se non principalmente per l’estensione di territori e distribuzione demografica. Il decouplig ha visto un impatto molto significativo anche nel mondo finanziario; in dieci anni i maggiori indici azionari hanno visto ritorni estremamente positivi: l’indice S&P500 è cresciuto complessivamente del 180% passando da 1409 punti del novembre 2012 ai 3946 di oggi; lo STOXX Europe 600 nello stesso periodo è aumentato del 60% a fronte di una crescita economica sicuramente rallentata dalla crisi dei debiti sovrani mediterranei e degli NPL nelle banche, quale coda recessiva della crisi finanziaria Usa del 2008/09; clamoroso il balzo del Nikkei 225 giapponese con un rialzo del 218% ...

3 novembre 2022
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Ci sono alcuni aspetti che stanno richiedendo agli analisti finanziari di scoprire cosa ha spinto così positivamente gli acquisti sugli indici azionari ad ottobre (l’indice MSCI World val Loc è salito in un mese del 7,07% anche se da inizio anno perde ancora il 17,4%) e cercare una risposta alla domanda che gli investitori stanno rivolgendo loro ovvero, siamo in un rally da Bear Market o ci sono i segnali per l’avvio di un nuovo Bull market? Le risposte non vedono ampie divergenze; la maggior parte degli Strategist di portafoglio indicano un disallineamento tra le attese economiche ancora recessive rispetto ad una capacità di espansione di business delle società e di riflesso sui profitti. La stagione degli utili iniziata da qualche settimana ha iniziato a fornire informazioni sulle molte domande poste in sede di presentazione dei risultati: le aziende continueranno a segnalare sorprese al rialzo? Quanto si può ancora continuare a mantenere margini record? Le stime degli utili a termine inizieranno a riflettere il rialzo dei tassi di interesse e una potenziale recessione? ...

13 ottobre 2022
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Qualche settimana fa un giornalista ha chiesto ad uno Strategist di portafoglio se fosse possibile realizzare rendimenti più elevati in attesa di una minore volatilità, e come generare rendimenti competitivi a lungo termine senza sopportare sbalzi estremi di volatilità. La domanda è sembrata contraddire il modello CAPM e altre assunzioni che normalmente contrappongono rischio e ritorno atteso; eppure un numero crescente di analisi ha indicato che, nel medio termine, un portafoglio attentamente assemblato può da un lato assumersi meno rischi e dall’altro battere il benchmark di mercato investendo in titoli a bassa volatilità. Le strategie a ‘bassa volatilità’ possono assumere forme diverse, ad esempio adottando una strategia difensiva efficace basata sull’analisi dei fondamentali societari che mostri caratteristiche di alta qualità nei flussi di cassa, misure di redditività coerenti al ciclo finanziario, stabilità dei ritorni sul capitale rispetto al mercato e valutazioni interessanti meno suscettibili alle oscillazioni del mercato, il tutto in abbinamento a investimenti monetari di brevissima durata e strategie alternative come Equity Long Short Market Neutral. Più tradizionalmente vengono ritenute società difensive quelle appartenenti ad alcuni specifici settori come quello dei Consumer Staples (beni di prima necessità), Utilities (servizi di pubblica utilità), e grandi società Farmaceutiche ...

29 settembre 2022
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Categorie: Global Bonds
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In una visione di medio termine gli investitori dovrebbero fare affidamento su un approccio disciplinato all'asset allocation, soprattutto durante i periodi di incertezza. Il forte cambiamento della politica restrittiva delle banche centrali sembra comunque imporre un processo di riequilibrio e l’introduzione di nuovi aspetti valutativi che indichino come indirizzare la liquidità nei trimestri a venire. Da un lato la redditività rivista del Fix Income sta ponendo nuove sfide alle altre classi di attivo, dall’altra gli investitori dovrebbero porre attenzione ai segnali che potrebbero indicare l'inizio di un nuovo ciclo azionario rialzista. Secondo gli strategist ci sono numerosi aspetti specifici che gli investitori dovrebbero seguire, e una combinazione dei quali potrebbe porre le base per il prossimo trend rialzista degli indici. I mercati ora stanno subendo una ‘fase di ricalcolo’ cercando di prezzare nel mercato finanziario l’impatto di tassi più elevati, dollaro forte, crescita economica e utili in calo, e allo stesso tempo, un aumento del rischio geopolitico. Le indicazioni incerte che si prospettano nei prossimi mesi sembrano sostenere un mercato instabile e volatile, anche se a fine anno potremmo stimare uno scenario sul 2023 di maggiore visibilità ...

21 settembre 2022
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Continua da parte degli investitori la ricerca di un portafoglio multi-asset capace di controbilanciare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Seguendo il ‘manuale’ l'esposizione alle commodity, progettata con attenzione, sembra fornire un'efficace difesa; infatti, dopo molti anni in cui sono state per lo più trascurate dagli investitori, le materie prime sono rientrate recentemente nelle asset allocation dei portafogli. In realtà non era stata la natura volatile delle materie prime, la capacità in eccesso dell'ultimo ciclo o la crescente enfasi sugli investimenti ambientali, sociali e di governance ESG, a mettere le materie prime in secondo piano rispetto ad altri asset reali e alle azioni; sono state invece la mancata attenzione a nuovi investimenti, infrastrutture di supporto insufficienti e un'offerta meno redditizia di molte materie prime. L’evidenza si è accentuata con le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute prima al COVID-19 e poi all’invasione russa dell’Ucraina, in uno scenario incapace di soddisfare l’aumento dell’intensa domanda post-covid ...

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