28 febbraio 2019
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La ‘guerra commerciale’ che vede al tavolo diplomatico Usa e Cina ha cominciato a far emergere alcune importanti indiscrezioni e possibili risvolti della trattativa. Lo sforzo di accelerare i tempi per la chiusura di un negoziato complesso sembrano comunque far slittare a dopo inizio marzo, data che vedrebbe l'aumento delle tariffe doganali e importi crescenti per le importazioni statunitensi sui prodotti provenienti dalla Cina. Donald Trump è stato promotore della proroga chiedendo di incontrare personalmente il presidente cinese Xi Jinping per concludere un processo di elevata incertezza. A riguardo il governatore della FED, Jerome Powell, mantiene ancora tra i rischi l’inasprirsi delle relazioni con la Cina e conferma la posizione ‘paziente’ dell’autorità statunitense con atteggiamento “Watch & Wait”.  

Fronti di negoziazione

Ma quali sono i punti in discussione, gli importi e le implicazioni? In primo luogo il presidente americano vuole portare a casa un accordo strutturale che gli permetta di scrivere una pagina storica per gli Stati Uniti, ovvero la drastica riduzione del deficit americano verso l'estero. Le cifre ipotizzate dai media parlano di un accordo che prevederebbe importazioni da parte della Cina di 1.200 mld USD di beni statunitensi, non si sa di che genere e in che tempi ...

17 gennaio 2019
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Categorie: Global Equities
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L’ultimo trimestre del 2018 si è dimostrato alquanto difficile per i listini azionari. I portafogli di investimento, impreparati ad una discesa così repentina dei mercati, hanno subito una forte pressione terminando il quarto trimestre con evidenti performance negative, condizionando il ritorno dell’intero anno. L’analisi azionaria settoriale ha mostrato anch’essa una discesa uniforme, tranne che per la tenuta di Utilities e Healthcare; a sorprendere in negativo, nonostante le previsioni del 2018 fossero a favore, sono stati i titoli del settore Financials che secondo gli analisti sarebbe stato uno dei segmenti di mercato a beneficiare del rialzo dei tassi della FED. I due motivi scatenanti del ribasso sono stati gli effetti di un rallentamento economico prospettico, anche per le dispute commerciale tra Cina e Usa, e gli ulteriori restringimenti monetarie manifestati durante ogni riunione della FED con relativo aggiornamento del ‘dot plot’ dei rialzi dei Fed Funds ...

14 dicembre 2018
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Gli analisti finanziari si chiedono se i recenti dati che mostrano un rallentamento nella crescita economica dell’area Euro non dovrebbero essere meglio riflessi nelle indicazioni di intervento della banca centrale, che sembra invece proseguire nella sua strada. In realtà Mario Draghi nella conferenza stampa ha cercato di moderare le risposte confermando un processo di liquidità che ritornerà in equilibrio, nonostante lo stop agli acquisti di titoli previsto dal Quantitative Easing, senza peraltro approfondire il tema dei riacquisti sui titoli in caso di scadenza in pancia al sistema. Sulle modalità del reinvestimento dei titoli il governatore ne ha nuovamente sminuito l’importanza, evitandone i dettagli. Sul tema del cosiddetto “Twist” all’americana, con cui la Federal Reserve ha venduto titoli a breve per acquistarne a lungo termine, la BCE non risulta convinta preferendo una politica più neutrale ...

12 dicembre 2018
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Categorie: Global Equities
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Il 2018 si sta dimostrando un anno particolarmente difficile per l’azionario europeo. Da inizio anno le performance sono negative nonostante il buon andamento dei profitti (+8% l’attuale stima per l’intero 2018); la politica monetaria è rimasta molto espansiva non solo per l’iniziativa della BCE, vedi i tassi negativi sui depositi, ma soprattutto per un Quantitative Easing che seppure progressivamente in diminuzione ha portato avanti importanti acquisti obbligazionari, compresi i titoli sovrani dei paesi dell’intera area Euro. Le performance dei principali indici vedono quindi ad oggi: MSCI Europe a -11,11%, EuroStoxx - 14,15% ed Euro Stoxx 600 - 12,9% ...

6 dicembre 2018
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La ripartenza molto brillante dei listini statunitensi di fine novembre si è praticamente dimostrata una mini bolla con la pesante caduta delle borse che ha caratterizzato Wall Street nella sessione di negoziazione del 4 dicembre. L’indice S&P 500 ha perso in una sola seduta il 3.2%, sebbene lo scossone abbia coinvolto tutti gli indici americani, in particolare: Nasdaq Composite - 3.8%, Russell 2000 - 4.4% e S&P Small Cap 600 - 4,61%. In questa fase convulsa di mercato l’indice di volatilità VIX ha reagito con determinazione proiettandosi vicino ai 25 punti, così come l’ulteriore allargamento degli spread sul Credito. La ragione che sembra abbia ‘sovra’ alimentato le vendite di azioni troverebbe conferma nella combinazione di un recente atteggiamento ‘dovish’ della Fed, meno ferma nel restringimento rispetto ai mesi precedenti, con le attese di una situazione di vero rallentamento economico per il prossimo anno ...

 

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