8 aprile 2022
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Categorie: Sectors
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Sono in molti a chiedersi se una volta conclusa la guerra in Ucraina il prezzo del petrolio tornerà stabilmente sotto i 100$b limite che alcuni analisti statunitensi indicano come indicatore recessivo per l’economia del paese. Analizzando il mercato future di oggi vediamo comunque scambi sui contratti WTI Crude Oil Future Dic23 a 83,70$b, Dic24 a 78,40$b, Dic25 a 74,51$b e Dic26 a 71,02$b, prezzi in linea con il mercato pre-Covid e comunque sopra la media storica a 5 anni di 58$b.  I produttori indicano che l’impennata dei prezzi del petrolio avvenuta recentemente non è il risultato di una speculazione finanziaria che coinvolge le forniture dalla Russia all’Europa, ma un problema strutturale che ha visto i flussi di investimento sul settore diminuire notevolmente con l’introduzione dei protocolli ESG dei gestori di fondi: investitori istituzionali che rappresentano circa $ 58 trilioni di asset si sono già impegnati ad allineare i propri portafogli con il ‘Net Zero’ allocando i loro investimenti senza le tradizionali società dei settori di petrolio, gas e prodotti correlati. Anche i maggiori istituti di credito internazionali, rappresentanti il 40% degli asset bancari globali, hanno promesso di decarbonizzare i propri portafogli di prestito e investimento, in linea con le politiche Net Zero; sono  molte le banche centrali che stanno orientando i loro acquisti di obbligazioni societarie verso il modello ESG, mentre quasi 1.500 organizzazioni nel mondo, tra cui fondi pensione, trust, fondazioni, family office, istituzioni educative e ONG, per un totale di 39 trilioni di dollari, si sono impegnati a disinvestire dai combustibili fossili e investire in soluzioni climatiche sostenibili ...

4 marzo 2022
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La guerra in Ucraina ha cambiato strutturalmente lo scenario macroeconomico; nuovi costi bellici ribilanciano la riapertura ormai realistica di tutti i settori economici, a fronte di un contenimento del Covid-19, sebbene con diverse velocità. Anche le sostanziali certezze di inizio anno, sia dal lato della domanda che dell'offerta, devono rivedere la spesa dei consumatori orientata verso beni e servizi, la variabilità dei risparmi, l’allentamento nei colli di bottiglia nell’offerta in vari settori e un nuovo equilibrio nel mercato del lavoro. Nel bilancio globale la pandemia ha accelerato vari cambiamenti strutturali, come i modelli di politica fiscale e monetaria, gli investimenti pubblici su larga scala nella decarbonizzazione e nella digitalizzazione, i processi aziendali più orientati alla resilienza in un contesto di deglobalizzazione. La nuova situazione bellica ha portato gli economisti a valutare la possibilità di un aumento probabilistico di stagflazione, qualora i dati economici mostrassero una decisa caduta del GDP a fronte del continuo aumento dei prezzi, anche se la visione resta orientata più al rischio inflazione che ad una stagnazione economica. Le stime di crescita in realtà non sembrano sostenere modifiche eccessive; il soft patch di Omicron poneva la crescita nei mercati sviluppati in una posizione ottimale dopo il forte rimbalzo dello scorso anno. Anche il picco di inflazione trovava nella visione delle banche centrali l’attesa di qualche trimestre prima di una revisione verso i target di lungo termine ...

24 febbraio 2022
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Nel nostro post del 2 febbraio ‘Sul GAS le tensioni Geopolitiche’ in riferimento delle difficoltà nelle relazioni diplomatiche in Europa si evidenziava che: “… in questa logica comunque i contratti mensili TTF potrebbero essere scambiati al di sopra di Euro 200/MWh, con possibili picchi di prezzo anche più elevati sui prezzi dell'elettricità …”; la situazione è in effetti andata precipitando. L’invasione da parte dei militari russi in Ucraina ha visto nel pomeriggio i prezzi del gas naturale dell'UE avvicinarsi a 5 $ MMBtu ed indirizzandosi al massimo di periodo oltre 6 $ raggiunto a gennaio, dopo che la crisi ucraina si è trasformata in una guerra riaprendo a nuovi timori di interruzioni degli approvvigionamenti. Inutile nascondere la vulnerabilità in primis di paesi core Europe con in testa la Germania che ha sospeso con rammarico l'approvazione del gasdotto Nord Stream 2. L’intera area continentale dell'Europa dipende dalla Russia per più di un terzo delle sue forniture di gas naturale, ed è sicuramente difficile per le nazioni occidentali, che hanno promesso sanzioni molto severe alla Russia, la possibilità di sostituire da subito le esportazioni russe di petrolio e gas naturale con altri produttori globali

12 novembre 2021
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Gli analisti finanziari sottolineano l'enfasi della ‘pazienza’ della banca centrale FED, definendola relativamente scollegata dai dati economici reali, e la possibilità di trovarsi in ritardo sulle politiche atte a domare l'inflazione. Tra i punti di attenzione ci sono: 1) Differenziali tra tassi di interesse e inflazione senza precedenti; il divario tra i Fed funds, tasso di interesse target fissato dal FOMC, organo esecutivo della banca centrale statunitense, e l'indice dei prezzi al consumo americano è il più ampio nei 60 anni di storia dell'indicatore. L'implicazione è un livello di tassi reali negativi che potrebbe alimentare bolle speculative nell’allocazione del capitale. 2) I responsabili della banca centrale FED sembrano ritenere l'inflazione guidata principalmente da problemi della catena di approvvigionamento e quindi contingente. In realtà ci sono molte preoccupazioni diffuse sull'indebolimento della fiducia dei consumatori e una moderazione nell'ottimismo delle imprese. 3) Pressioni salariali persistenti nel mercato del lavoro: le dinamiche del mercato del lavoro potrebbero complicare l’obiettivo della Fed nella definizione di "massima occupazione", prerequisito per un aumento dei tassi di interesse; il recente dato di ottobre ha dimostrato un tasso di disoccupazione basso al 4,6%. Le società di tutti i settori stanno intanto sperimentando un mercato del lavoro caratterizzato da difficoltà nelle assunzioni, il netto aumento dei salari, e una forza lavoro mutevole in cui tassi di partecipazione più bassi potrebbero riflettere cambiamenti strutturali che manterrebbero alta la concorrenza per i lavoratori in un contesto di pressione salariale

 

21 ottobre 2021
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La notizia delle dimissioni a sorpresa del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, dopo dieci anni alla guida della banca centrale tedesca, non ha condizionato gli operatori che anzi si sono convinti che la nuova posizione nel consiglio della BCE troverà un banchiere più aperto agli impegni espansivi a cui lui si è sempre dimostrato contrario. Sono invece i tanti problemi di approvvigionamento che si sono concentrati sull’industria tedesca a preoccupare gli operatori finanziari. Secondo l'istituto IFO, ad inizio estate, i due terzi delle aziende tedesche presentava difficoltà nella ricezione delle forniture dei beni essenziali alla propria produzione. Ma oltre alla carenza fisica di materie prime e prodotti intermedi sono stati i prezzi a sollevare molte perplessità: l’aumento dei costi delle materie prime si è riflesso nei prezzi alla produzione ad agosto 2021 con un +12% rispetto all'anno precedente. Il disallineamento tra domanda ed offerta ha dapprima costretto i fornitori ad attingere dalle scorte di prodotti finiti per poi innestare un processo vizioso che sta creando aumenti di prezzo significativi per tutti i prodotti finiti. Da inizio anno l’indice CRB Commodity presenta un rialzo del 43,3%, il petrolio WTI è aumentato del 71,4%, mentre il gas LPG è più che triplicato; al pari gli EU Carbon Permits (permessi di carbonio) sono aumentati da inizio anno di 25,88 EUR pari al 79,10%; oggi siamo vicini al livello più alto per tonnellata dal lancio del mercato UE nel 2005. Di fatto è proprio l'Unione Europea che ospita il più grande mercato di scambio di permessi di carbonio al mondo; le emissioni di anidride carbonica nell’aria sono sempre più regolamentate per molte produzioni e le quote in eccesso possono essere quindi acquistate e vendute ...

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