25 giugno 2020
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La velocità di propagazione del Covid-19 a livello globale ha obbligato i governi a qualche riflessione in ordine allo stato delle catene di approvvigionamento, alla loro efficienza e dipendenza. E’ risultato chiaro che la completa dipendenza da importazioni/esportazioni di specifici prodotti, molti dalla Cina, è risultato un caveat insuperabile in una situazione di emergenza e di confinamento delle aree infette soggette a quarantena. Gli Stati Uniti hanno annunciato in aprile che il governo coprirà i costi delle multinazionali che vogliono trasferire le attività presenti in Cina. Così allo stesso modo il governo giapponese ha lanciato un piano da 2,2 miliardi di dollari per incoraggiare le aziende manifatturiere giapponesi presenti in Cina o nei paesi dell'ASEAN a tornare in Giappone. In Europa il ministro dell'Economia e delle Finanze francesi, Bruno Le Maire, ha proposto una revisione sulla catena di approvvigionamento dalla Cina per i settori automobilistico, farmaceutico e aerospaziale. Con la pandemia da Covid-19, in Italia ci si è resi subito conto della completa mancanza di aziende locali capaci di fornire la strumentazione essenziale come mascherine, respiratori e farmaci di sollievo ...

12 febbraio 2020
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Sono in aumento gli strategist che indicano un aumento del divario fra valutazioni degli indici azionari statunitensi e quelli internazionali con indicazioni per un alleggerimento del peso azionario dagli Stati Uniti a favore del Resto del Mondo (RoW). Tra le motivazioni ci sono in primo luogo le valutazioni con multipli crescenti negli ultimi mesi dell’indice S&P500: da inizio ottobre i P/E fwd 12m sono passati da 16,5x agli attuali 18,8x, con una performance dell’indice di + 14,7% (da 2940 a 3373 punti) a fronte di una stabilità dei profitti. In secondo luogo possiamo aggiungere una negoziazione commerciale positiva della ‘Fase Uno’ tra Cina e Stati Uniti. C’è anche un aspetto psicologico che porta continui acquisti sugli indici statunitensi ovvero la paura di rimanere fuori dal rialzo: lo spirito degli anni 2010 promosso dai millennials è stato abilmente tradotto in acronimi quali FOMO (Fear of Missing Out) e YOLO (You Only Live Once). I due termini sembrano esprimere lo spirito più comune del ‘Carpe Diem’ dove vivere il momento significa anche massimizzare ogni opportunità all’interno di un cambiamento sociale ed economico ...

6 settembre 2019
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Categorie: Global Allocation
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Il suggerimento di fine anno scorso di utilizzare l’indice azionario russo nell’asset allocation da parte degli Strategist di portafoglio, in alternativa a strumenti replicanti l’andamento del petrolio, è risultato sicuramente corretto. Da inizio anno ad oggi il Brent ha recuperato terreno passando da 54,91 USDb agli attuali 60,93 USDb (+10,9%), ma meglio ha fatto l’indice MSCI Russia in UDS, cresciuto nello stesso periodo del 23,25% (+ 27,6% in Euro). Nel primo semestre l’economia russa sembra riuscita ad evitare la recessione tecnica con un margine limitato. I consumi sono deboli mentre la crescita del 3% del GDP, prospettata dal governo per il 2019, rimane lontana; il primo trimestre si è concluso con un - 0,4%, mentre il secondo è previsto leggermente positivo ...

24 gennaio 2019
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Categorie: Global Equities
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Le prospettive macroeconomiche per i mercati emergenti risultano più costruttive in un contesto che nello scorso anno è stato di difficile interpretazione e con risultati negativi; le valute si sono indebolite in relazione ad una politica monetaria restrittiva della FED, che ha coinciso con i deficit delle economie emergenti. Le opinioni più recenti su una possibile pausa per la prima parte dell’anno nel rialzo dei tassi della Fed troverebbero consenso per una fase di stabilizzazione, un allentando della pressione sulle valute emergenti ed il possibile recupero degli asset finanziari. Sul tavolo rimangono comunque temi spinosi, primo fra tutti gli accordi commerciali USA-Cina, ed in generale sul sistema dei dazi doganali imposti dagli Stati Uniti. Nelle prossime settimane ci si attende una risoluzione sull'escalation delle tariffe statunitensi alle importazioni cinesi, sebbene le diplomazie trovino ancora incerta la data dell’intesa ...

 

30 novembre 2018
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In attesa dell'incontro nel weekend tra Trump e Xi Jinping in Argentina, in occasione del G20, si intensificano i segnali di rallentamento nella seconda economia mondiale influenzata dalla disputa sui dazi commerciali tra Washington e Pechino e le ripercussioni sull'attività del settore manifatturiero cinese: quella registrata in novembre si tratterebbe di un importante fermo da oltre due anni. Secondo le indagini congiunturali a cura dell'Ufficio Nazionale di Statistica, il PMI manifatturiero si è attestato a 50 punti, soglia ritenuta quale spartiacque tra crescita e contrazione dal precedente 50,2 di ottobre, a fronte di attese di una lettura invariata. Anche la crescita dell'attività del settore dei servizi si è mostrata in rallentamento passando da 53,9 di ottobre agli attuali 53,4 ...

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