27 maggio 2022
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Uno dei temi più discussi a livello finanziario riguarda ‘quanto sia probabile’ un passaggio economico recessivo, problema che se per molti vedrebbe un impatto temporaneo, lascerebbe comunque aperta la ferita sugli indici componenti i portafogli di investimento. Non secondaria tra le motivazioni il prolungarsi del rincaro delle materie prime, e la conseguente inflazione al consumo, tema che sta avvantaggiando solo una ristretta selezione di settori, in primis quello dell’energia. Secondo alcune analisi, nonostante le preoccupazioni circa specifiche valutazioni azionarie statunitensi ancora elevate, ormai complessivamente in area deflazionistica, la forza del dollaro USA e l'aggressivo cambiamento di politica monetaria della Fed stanno ancora trovando importanti afflussi verso gli Stati Uniti, misurati da acquisti esteri di titoli e dagli investimenti diretti esteri (IDE). Con una crescita generalizzata anemica nella maggior parte delle economie di altre parti del mondo, sembra mantenersi elevata l'attrattiva sui mercati nordamericani e il relativo posizionamento di portafoglio ...

19 maggio 2022
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Il mercato finanziario evidenzia le difficoltà del momento mettendo in chiaro da un lato le promesse restrittive di politica monetaria, a fronte del rialzo generalizzato dei prezzi al consumo e alla produzione, e dall’altro prospettive economiche più incerte. Negli Stati Uniti l'indice di fiducia elaborato dalla Fed di Philadelphia, lo storico indice manifatturiero nato nel 1968, scende a 2,6 punti dai 17,6 di aprile, nettamente sotto le stime di 16 punti; anche le richieste settimanali di disoccupazione risultano di 218mila, superiori alle 200mila attese. Sul mercato immobiliare le vendite di case in aprile confermano il quadro di incertezza anticipato dagli economisti con negoziazioni in calo per 5,61 milioni di unità rispetto a 5,75 milioni di marzo. Infine tra i più recenti indicatori, il super indice anticipatore del ciclo economico scende dello 0,3% a fronte del consensus a zero. Il processo di dati macro meno brillanti è stato incorporato da tempo dal mercato azionario che nelle sedute dell’ultimo mese ha visto un’importante contrazione negli Stati Uniti con l’indice S&P500 a – 12,53%, DJIA – 11,11% e Nasdaq Composite a – 15,35% (che da inizio anno segna ormai un – 28,7%); a livello globale l’indice MSCI World val loc perde da inizio anno il 15,62% ...

29 aprile 2022
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I dati sull’inflazione non migliorano indicando un problema prolungato per le autorità monetarie che nello scorso anno avevano tergiversato in attesa di prezzi più stabili. In realtà la situazione geopolitica peggiorata mostra valori di aumento dei prezzi al consumo che in alcuni casi sono saliti a doppia cifra se non tripla, come nel caso dell’energia elettrica, ma anche di molti altro beni. In effetti le probabilità che i prezzi componenti gli indici di inflazione al consumo possano ancora rincarare seguono il perdurare dei costi sull’acquisto di materie prime e produzione con i primi aumenti salariali. Rispettivamente a marzo, su base annua, negli Stati Uniti PPI (prezzi alla produzione) e CPI (prezzi al consumo) hanno segnato + 11,2% e + 8,5% (dato più alto dal 1981); nell’area Euro PPI + 31,4%, spinti dai costi per l’energia a + 87,2%, e CPI + 7,4%. I mercati finanziari si sono quindi irrigiditi davanti a questo contesto che vede le banche centrali, concentrate sul target inflattivo, pronte ad una stretta monetaria, imprevista fino a qualche trimestre fa. In questo scenario gli operatori sono preoccupati per un’azione monetaria, inusuale per velocità ed intensità, che potrebbe destabilizzare l’equilibrio finanziario promosso della straordinaria liquidità immessa durante il periodo pandemico e che ora le banche centrali vedono quale causa del ciclo inflattivo e motivo per essere ritirata ...

17 febbraio 2022
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La volatilità continua a presidiare i mercati finanziari; dopo l’incertezza interpretativa sul restringimento monetario, la situazione di confine tra Russia e Ucraina incide quale fattore geopolitico. In un quadro macroeconomico più allargato, la politica della Federal Reserve statunitense (Fed) rimane ancora accomodante, il settore di produzione manifatturiero globale spinge per soddisfare la domanda elevata, dopo la fase di riduzione dei consumi, e rifornire le scorte tutt'altro che complete, il tutto in uno scenario di sviluppo favorevole. La crescita economica probabilmente aiuterà i ricavi nominali delle imprese, pur tuttavia si segnalano margini di profitto che potrebbero subire pressioni al ribasso nei prossimi trimestri, principalmente negli Stati Uniti a causa dell'accelerazione del costo del lavoro e dell'inasprimento proprio della Fed. Secondo gli strategist l'anno sarà quindi condizionato dai driver macroeconomici come inflazione, crescita e aspettative sui tassi di interesse, mentre la direzione del mercato azionario rimane correlata al percorso di espansione di ricavi e utili aziendali ...

11 febbraio 2022
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Categorie: Global Allocation
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Da inizio anno l’indice S&P500 è sceso del 5,2% con un minimo di periodo a 4326,51 il 27 gennaio (- 9,8% YtD) e un successivo rimbalzo del 5,1%, il tutto corredato da una volatilità VIX salita fino oltre 30 punti, prima del graduale rientro a 21,5. Gli investitori si stanno chiedendo se l’indice è pronto a ritornare al massimo storico vicino a 4800 punti. Le ragioni del rimbalzo sono relative a diversi fattori; il primo è sicuramente legato a multipli di valutazione più appetibili dovuti agli annunci di politica monetaria più restrittiva della Federal Reserve, e, non secondario, una buona stagione degli utili per l’ultimo trimestre 2021: le società dell’S&P 500 che hanno riportato finora i margini di profitto operativo vedono massimi storici avvicinarsi a +12,5%, 2% sopra del picco pre-pandemia del 2019. La sorpresa molto positiva del mercato del lavoro ha confermato un’economia in ottima salute, e una produttività del quarto trimestre, che misura la produzione oraria per lavoratore, con un tasso sbalorditivo del 6,6% annuo sopra il consenso degli economisti del 3,9%. D’altra parte la Federal Reserve si è già svelata nella necessità di tagliare la liquidità nel sistema, sgonfiando il suo bilancio con la sospensione degli acquisti, ma anche con la necessità di alzare i FED Funds per stoppare il processo di risalita dell’inflazione. Su questo si scontrano gli economisti che già vedono all'orizzonte un netto calo del ciclo di espansione economica ...

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