11 marzo 2021
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La volatilità è tornata a mostrarsi con un recente balzo del VIX Index sopra 30 punti, dato che segnale un aumento dell’incertezza da parte degli operatori; si deve anche rilevare che, dopo il picco, il VIX è tornato a stabilizzarsi su livelli più vicini a 20 punti favorendo la risalita dei listini. Dopo aver raggiunto nuovi massimi in gennaio, di fatto le azioni statunitensi si sono mosse lateralmente in attesa di informazioni macroeconomiche confortanti in relazione a mercato del lavoro, riaperture e profitti aziendali. Rimane al centro dell’attenzione il tema delle valutazioni e del premio per il rischio azionario. Il rialzo dei rendimenti del decennale americano ha sicuramente posto un dilemma sul restringimento dell’ERP – equity risk premium – in funzione delle aspettative di prosecuzione di tale rialzo. Gli analisti ritengono che lo ‘scatto’ del Treasury 10 anni all’1,6% abbia di fatto anticipato gran parte del rialzo progressivo previsto, con un obiettivo a fine 2021 tra l’1,8 e il 2%, non dimenticando il punto di partenza da inizio anno dello 0,92%; oggi peraltro gli operatori ritengono che permangano diverse aree di rischio da valutare ...

26 febbraio 2021
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Gli operatori finanziari stanno azzardando sul potenziale rialzo dei rendimenti governativi dopo che il presidente della FED Jerome Powell ha dato il suo via libera nella recente testimonianza al Senato statunitense, sottolineando che l’attuale irripidimento della curva dei tassi non è altro che il risultato di un’economia forte. Secondo gli analisti obbligazionari, dopo una lunga galoppata che aveva portato i rendimenti dei titoli decennali sempre più in basso, il trend è improvvisamente cambiato tanto che la salita del decennale è stata in generale una sorpresa per la sua rapidità. Ad inizio 2020 il rendimento del Treasury decennale statunitense aveva toccato un minimo di periodo a 0,6%, salito in seguito a 0,9% a fine anno: oggi è visto oscillare intorno a 1,5% dopo aver raggiunto una punta massima a 1,61%. In una recente asta di $ 62 miliardi di titoli del Tesoro a 7 anni, la domanda si è dimostrata storicamente bassa con tassi in forte risalita intorno a 1,37%. Il trend di rialzo dei rendimenti ha continuato anche dopo che il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha minimizzato il rischio di inflazione, dicendo che potrebbero volerci tre anni per raggiungere in modo coerente l'obiettivo della banca centrale; Powell ha anche ribadito che l'inflazione rimane ancora ‘debole’ e che la banca centrale ha comunque gli strumenti per tenerla sotto controllo se dovesse surriscaldarsi. In Europa il Bund decennale tedesco ha seguito il rialzo del rendimento arrivando sotto la quota di -0,3%, così come rispettivamente per tutti i governativi dell’area Euro ...

11 febbraio 2021
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Nella sessione Risk On Risk Off del 12 gennaio 2016, l’intervento del dott. Corrado Caironi, Strategist R&CA, si era concentrato sulla selezione delle migliori società Disruptor identificandole come elemento portante per il portafoglio di investimento (https://www.youtube.com/watch?v=X8BtUb42gfo). Oggi a distanza di oltre cinque anni lo scenario è ovviamente cambiato, così come la necessità di un aggiornato approccio attivo che possa aiutare gli investitori a superare due sfide chiave nei prossimi anni: ritorni attesi inferiori e processo avanzato della ‘disruptive innovation’. Con l'accelerazione del trend ‘tecnologico innovativo’, gli indici ponderati per capitalizzazione di mercato possono esporre gli investitori a rischi di elevata concentrazione. Secondo gli analisti americani la consistente salita dei titoli FAANGM vede prospettive a lungo termine di ritorno sugli indici più basse (beta) e di maggior interesse per i ritorni attivi (alfa), favorendo tra l’altro una detenzione di volatilità inferiore. Infatti l’attesa di una maggiore dispersione dei ritorni, in parte guidata dalle strategie monetarie e fiscali in corso, favorisce un potenziale generatore di alfa ...

4 febbraio 2021
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Categorie: Global Allocation
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Scontati gli effetti di incertezza generale che prima hanno condizionato le previsioni politiche, con lo scontro acceso tra Joe Biden e Donald Trump e la netta vittoria alle presidenziali del democratico, e le chiara difficoltà di programmare una campagna vaccinale estesa che possa dare un orizzonte temporale alla riapertura di tutti i settori economici, gli strategist di portafoglio si dimostrano comunque prudenti su un proseguimento fortemente positivo dei mercati azionari. Le motivazioni principali riguardano soprattutto due rischi finanziari chiave che limiterebbero un aumento ulteriore delle valutazioni, ovvero, l’atteggiamento ultra-espansivo promesso dalle banche centrali, soprattutto davanti ad un’impennata dell’inflazione attesa, e il secondo, un ritorno consistente dell’occupazione, fattore necessario a far ripartire i consumi e rimettere in circolo l’eccesso di risparmio accumulato negli ultimi trimestri. In questi ultimi anni la spinta al mercato azionario è stata determinata in prevalenza dal concetto di innovazione, e guidata in particolare dai titoli tecnologici o ritenuti tali: vedi ad esempio titoli come Amazon o Apple che di fatto sono rappresentativi di e-commerce o costruttori di device. Dopo i nuovi record raggiunti dagli indici statunitensi gli analisti si stanno chiedendo se la fase di rialzo di questi settori qualificati ad alta crescita - “growth” - potrà essere in qualche modo rallentata a favore delle società “value”, in virtù dei Recovery Funds, con business comunque in ampia evoluzione ...

27 gennaio 2021
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I segnali di ulteriore incertezza sulla ripresa economica, a seguito della nuova ondata pandemica, non convincono gli strategist che vedono nelle indicazioni di miglioramento delle stime del FMI - Fondo Monetario Internazionale un progressivo ‘tapering’ da parte delle banche centrali, ovvero una diminuzione graduale della politica monetaria espansiva attuata fino ad ora. A livello globale il FMI ha migliorato il GDP per il 2021 da +5,2 a +5,5% e proiettato un +4,2% nel 2022. La ripresa sarebbe la riprova dell’effetto reflattivo che le banche centrali hanno favorito con l’espansione monetaria, tema che vedrebbe anche un aumento misurato dell’inflazione derivante da una ritrovata domanda dopo l’apertura di tutte le attività economiche. Con la ripresa verrebbe meno la necessità di ulteriori stimoli monetari e l’avvio di un possibile aumento dei tassi di rendimento, ecco perché ritorna in mente il Taper Tantrum. Il termine si riferisce alla reazione di panico degli investitori nel 2013 condizionata dall’aumento dei rendimenti del decennale americano, dopo che la banca centrale statunitense FED aveva comunicato una diminuzione degli acquisti di titoli previsti dal programma di Quantitative Easing (QE) ...

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