29 giugno 2022
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Le strategie di portafoglio, e relative asset allocation, sono entrate in una fase di ‘avversione al rischio’ a fronte di una volatilità in continua tensione; i mercati azionari e obbligazionari sono guidati nel breve termine dalle prospettive di crescita economica, ma anche di un’inflazione sotto controllo. La prima metà del 2022 è stata guidata dalla paura della ‘stagflazione’, rallentamento economico a fronte di un rialzo generalizzato dei prezzi. I timori che la Federal Reserve possa continuare ad aumentare i tassi troppo velocemente e con rialzi decisi, per contenere l'inflazione, ha spinto i rendimenti obbligazionari al rialzo e le azioni in un bear market. Davanti ad un mix di incertezze macro e un indice di volatilità VIX che rimane vicino a 30 punti, gli operatori si stanno chiedendo cosa si dovrà affrontare nella seconda parte del 2022: stagflazione, hard landing recessivo, o ci sarà un assestamento che apre le porte ad una fase transitoria e una nuova reflazione? Secondo la FED oggi la priorità è l’inflazione, anche perché risulterebbe il fattore che la banca centrale identifica come causa della volatilità. Da questo punto di vista l’estate sembra quindi un periodo ancora legato ai tassi di interesse e quindi orientato dalla volatilità, che secondo gli strategist sembra presentare ancora più rischi che opportunità ...

16 giugno 2022
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Categorie: Global Allocation
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E’ ufficiale, l’indice S&P500, scendendo di oltre il 20% dai sui più recenti massimi, è entrato nel bear market; lo scenario si è complicato con l’uscita del dato inflattivo statunitense a + 8,6% che ha cambiato l’atteggiamento e il sentiment degli investitori alimentando dubbi sulla capacità della FED non solo di fare previsioni, ma di operare in modo da non deragliare la crescita economica già rallentata. Il tema delle valutazioni degli indici azionari torna al centro della discussione ei gestori di portafoglio. I modelli più usati vedono al centro il multiplo di valutazione che tende a scendere o salire in funzione delle previsioni di espansione del GDP e l’analisi dei profitti societari a 12 mesi (EPS - Earnings per share). La fase post pandemica aveva spinto il multiplo di valutazione dell’indice S&P500 nel 2021 a oltre 22 volte gli utili, in funzione di tassi di espansione economica molto elevati dopo la breve recessione del 2020. In effetti la ripresa a ‘V’ ha spinto in alto i profitti che da 140$ del 2020 sono arrivati a fine 2021 a 210$ con l’S&P500 a 4796 punti (oggi siamo a 3666) ...

31 maggio 2022
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Breve analisi finanziaria tra due delle maggiori economie globali che si concentra sulla parte più influenzata dall’Asia del Nord America, prendendo in considerazione due importanti città: Seattle, città portuale sulla costa occidentale degli Stati Uniti e capoluogo della contea di King nello stato di Washington, e Vancouver, città canadese della costa Pacifica nella provincia della Columbia Britannica. La scelta dell’area è stata quella di analizzare una regione confinante tra due grandi stati che si è relativamente smarcata dalle influenze più europee, mentre guarda da tempo alle evoluzioni asiatiche e alle coste pacifiche orientali ...

27 maggio 2022
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Uno dei temi più discussi a livello finanziario riguarda ‘quanto sia probabile’ un passaggio economico recessivo, problema che se per molti vedrebbe un impatto temporaneo, lascerebbe comunque aperta la ferita sugli indici componenti i portafogli di investimento. Non secondaria tra le motivazioni il prolungarsi del rincaro delle materie prime, e la conseguente inflazione al consumo, tema che sta avvantaggiando solo una ristretta selezione di settori, in primis quello dell’energia. Secondo alcune analisi, nonostante le preoccupazioni circa specifiche valutazioni azionarie statunitensi ancora elevate, ormai complessivamente in area deflazionistica, la forza del dollaro USA e l'aggressivo cambiamento di politica monetaria della Fed stanno ancora trovando importanti afflussi verso gli Stati Uniti, misurati da acquisti esteri di titoli e dagli investimenti diretti esteri (IDE). Con una crescita generalizzata anemica nella maggior parte delle economie di altre parti del mondo, sembra mantenersi elevata l'attrattiva sui mercati nordamericani e il relativo posizionamento di portafoglio ...

22 aprile 2022
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Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con un netto calo degli indici azionari: l’indice MSCI World AC val loc ha perso il 7,46%. Le ragioni sono molteplici anche se a prevalere ha sicuramente inciso l’avversione al rischio per l’invasione russa dell’Ucraina. In realtà il calo del listino europeo dopo il 24 febbraio, data dell’invasione, si è in parte riassorbito; l’indice MSCI EMU in valuta locale da inizio anno al 23 febbraio perdeva il 7,67% e a fine marzo la perdita è salita a 9,37%, mentre oggi si è ridotta a 8,81%. Le altre motivazioni, in parte già presenti nell’outlook di inizio anno, hanno riguardato le prospettive di crescita economica in calo rispetto alla forte ripresa del 2021, le difficoltà nella catena di approvvigionamento, il rialzo dei prezzi di materie prime, soprattutto dell’energia, il tutto amplificato dalle preoccupazioni scatenate dai rischi geopolitici. In questo contesto dobbiamo sottolineare l’atteggiamento restrittivo delle banche centrali a fronte di proiezioni non chiare sul rientro dell’inflazione. Dopo un primo aumento dei FED funds la banca centrale statunitense è sembrata orientata ad un’accelerazione degli aumenti dei tassi tanto che il governativo decennale UST10y si sta avvicinando velocemente al rendimento del 3%, siamo al 2,93%, trascinando con se il Bund decennale tedesco a 0,95%, ormai vicinissimo all’1% ...

 

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