22 luglio 2021
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Avevamo già fatto un commento sui timori di inflazione nel nostro post dell’11 maggio scorso Inflazione in risalita con un chiaro riferimento alle indicazioni delle banche centrali.  A distanza di oltre due mesi la situazione ha preso forma con il balzo del dato annualizzato del tasso di inflazione CPI Usa che ha accelerato al 5,4% a giugno dopo il 5% di maggio. Secondo gli economisti i prezzi sembrano aumentare progressivamente, così ogni giorno si legge del rapporto di un'altra azienda che ha aumentato i prezzi a causa di problemi salariali, costo delle materie prime, problemi di approvvigionamento e persino disagi di timing tra offerta e domanda. In questa fase non sono solo i generi di prima necessità a preoccupare, mettendo a dura prova i diversi budget degli americani, ma anche materie prime, semilavorati e microchip. A seguito della riapertura, i fornitori di servizi risultano molto preoccupati mirando a mantenere i margini di profitto commisurati alla volatilità di ricavi e spese. Sono comunque le nuove attese di inflazione ad accelerare, anche se non tutti i beni sono coinvolti in questa dinamica, mentre le famiglie risultano disorientate. La recente pubblicazione dell'indagine sui consumatori dell'Università del Michigan non ha dato particolari indicazioni: l'inflazione prevista dai privati a 5 anni è salita dal 2,8% di giugno al 2,9% di luglio, rimanendo al di sotto del picco di maggio al 3,0%; storicamente i consumatori tendono comunque a sopravvalutare l'inflazione effettiva. Nelle rilevazioni dal 2000, le persone intervistate dal sondaggio dell’Università si aspettavano un'inflazione proiettata a 5 anni del 2,8% medio, dato ben sopra quello effettivamente rilevato ...

22 gennaio 2021
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Potrebbe essere risultato senza particolare novità, magari sotto tono, l’intervento di Christine Lagarde in conclusione del Consilio direttivo della BCE, visto che non è stato adottato nessun cambiamento, ma gli effetti nel mercato non sono mancati. Due le impressioni derivate dal comunicato, e dalle dichiarazioni di Lagarde durante la conferenza stampa, ovvero una evidente disparità nelle opinioni dei rappresentanti del consiglio direttivo e, secondo, l’incertezza nel rilevare una direzione della crescita economica, dei tempi del Recovery Fund e del tanto temuto raggiungimento del target di inflazione. Alla fine il messaggio suggerito ha svelato la possibilità comunque di un rallentamento degli acquisti del PEPP (fondo di emergenza anti-pandemia), il che non significa un’incidenza negli acquisti netti previsti dal programma (APP) che continua con un volume mensile di 20 miliardi di Euro, ma una necessaria flessibilità nell’insieme degli acquisti e magari una revisione strategica entro la fine dell'anno ...

15 gennaio 2021
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I mitici anni appena successivi al 1920, conosciuti come ‘Roaring Twenties - Ruggenti anni Venti’, fanno venire in mente l’impennata dei consumi in un periodo di ritrovata vitalità dopo la sanguinosa guerra mondiale. Oggi, le ipotesi per una simile condizione dei consumi ‘post-pandemia’ portano al medesimo contesto? Non c’è stata una guerra, ma la pandemia ha fatto deragliare in modo significativo il trend dei consumi, ed un successo del piano vaccinale potrebbe in realtà non solo ridurre contagi e vittime, ma innescare flussi di spesa inaspettati: i ‘Nuovi Ruggenti anni Venti’. Gli analisti, nonostante l’aumento dei contagi in molti paesi e le mutazioni del virus, vedono nella prospettiva del vaccino il raggiungimento dell’immunità di gregge nei prossimi mesi. La riduzione dei contagi, meno persone più vulnerabili tra anzianità e attività di contatto, porterà alla diminuzione dei test positivi e dei ricoveri, assistendo al un calo di nuovi casi e decessi; insomma una situazione inversa rispetto alla fase di espansione esponenziale del virus ...

11 dicembre 2020
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Le mosse della Banca Centrale Europea non hanno sorpreso gli operatori di mercato che già da alcune settimane si attendevano l’aumento del Fondo per la crisi pandemica PEPP (pandemic emergency purchase programme); quello che invece ha posto qualche dubbio a chi ha seguito la conferenza stampa della BCE è stata proprio la poca convinzione sulla capacità di ripresa nel prossimo anno. Le indicazioni della presidente Christine Lagarde si sono viste molto caute riguardo allo stato generale dell’economia: un lungo processo di uscita dal Covid che vedrebbe un primo risultato dei vaccini solo dopo la metà del 2021 e occupazione ancora in calo. Le previsioni dell’ufficio studi della BCE hanno cancellato per il 2021 l’aumento del GDP a +5%, sostituendolo ad un più limitato 3,9%, spostando una ripresa che riesca a ritrovare i livelli del 2019 solo nel 2023. Anche sul tema inflazione le prospettive vedono indicatori sui prezzi nei prossimi anni costantemente sotto il target del 2%: una massima stima di +1,4% solo nel 2023, cifre ormai simboliche se rapportate allo sforzo monetario previsto dalla autorità centrale ...

11 novembre 2020
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Con l’insediamento dell’amministrazione governativa statunitense e relative assegnazioni di funzione, di cui si attende la conferma alla conclusione dello spoglio elettorale, gli operatori finanziari hanno spostato l’attenzione alle politiche della FED. Proprio in previsione della campagna elettorale Jerome Powell, governatore della banca centrale americana, si era premurato in primavera di predisporre un piano ampio e flessibile con durata sufficiente a superare l’esito delle presidenziali. In questo momento i membri del FOMC, l’organo esecutivo della FED, si stanno preparando al meeting più importante dell’anno che vede la definizione della strategia monetaria per il 2021 in base alle stime delle variabili macroeconomiche e alle necessità di finanziamento di un debito pubblico in forte espansione. In effetti il 2020 è stato un anno particolarmente volatile per il decennale UST che è passato dal rendimento dell’1,88% di inizio anno ad un minimo di 0,54% il 9 marzo, un rimbalzo subito dopo all’1,18% il 18 marzo, per poi rimanere per molto tempo intorno a 0,65%. Solo in questi giorni, e le indicazioni della vittoria di Joe Biden alle presidenziali, il rendimento è risalito a 0,98%, con il 30 anni all’1,75%: un movimento che ha ridimensionato le performance dei fondi obbligazionari ...

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