13 ottobre 2022
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Qualche settimana fa un giornalista ha chiesto ad uno Strategist di portafoglio se fosse possibile realizzare rendimenti più elevati in attesa di una minore volatilità, e come generare rendimenti competitivi a lungo termine senza sopportare sbalzi estremi di volatilità. La domanda è sembrata contraddire il modello CAPM e altre assunzioni che normalmente contrappongono rischio e ritorno atteso; eppure un numero crescente di analisi ha indicato che, nel medio termine, un portafoglio attentamente assemblato può da un lato assumersi meno rischi e dall’altro battere il benchmark di mercato investendo in titoli a bassa volatilità. Le strategie a ‘bassa volatilità’ possono assumere forme diverse, ad esempio adottando una strategia difensiva efficace basata sull’analisi dei fondamentali societari che mostri caratteristiche di alta qualità nei flussi di cassa, misure di redditività coerenti al ciclo finanziario, stabilità dei ritorni sul capitale rispetto al mercato e valutazioni interessanti meno suscettibili alle oscillazioni del mercato, il tutto in abbinamento a investimenti monetari di brevissima durata e strategie alternative come Equity Long Short Market Neutral. Più tradizionalmente vengono ritenute società difensive quelle appartenenti ad alcuni specifici settori come quello dei Consumer Staples (beni di prima necessità), Utilities (servizi di pubblica utilità), e grandi società Farmaceutiche ...

15 settembre 2022
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Dopo la riunione di settembre della banca centrale europea BCE si cerca di intuire quali sono gli effettivi obiettivi di rialzo verso un ‘tasso neutrale o terminale’ a cui l’autorità monetaria si sta concentrando. In un’analisi prima dell’estate il direttivo in rappresentanza dei diversi responsabili alle decisioni ha riferito di un ‘tasso neutrale’ che per voce di molti risultava compreso tra l'1% e il 2%, sebbene economisti e decisori politici rimanevano vaghi e divisi. La determinazione nel comitato di giugno per riportare al più presto i tassi di interesse della zona Euro almeno allo 0% è stata di fatto condivisa per effetto dell’inflazione, nonostante l’indecisione di poche delle 19 economie presenti nella moneta unica. Una netta lacerazione si è poi evoluta nei mesi estivi dove le due fronde tra falchi e colombe hanno subìto la pressione dai membri più influenti ed in particolare da Isabel Schnabel e Philip Lane. Infine la svolta fornita a settembre dalla presidente Christine Lagarde ha dunque visto primeggiare la parte dei ‘falchi’ a seguito della lettura dell’inflazione ‘core’ (al netto di energia e alimentari) passata dal +2,3% di gennaio a + 4,3% di agosto e un tasso di inflazione record di + 9,1% ...

14 luglio 2022
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Dopo la ‘straordinaria’ e tanto attesa pubblicazione dei dati di inflazione a giugno negli Stati Uniti, +9,1%, mai così alta dal 1982, torna in primo piano la strategia monetaria della Federal Reserve e le prospettive di un altrettanto ‘straordinario’ intervento di rialzo dei Fed Funds che potrebbe toccare i 100 bps, rispetto ai 75 bps già attesi dal mercato nella riunione del 26/27 luglio. Senza i dati di energia ed alimentari, l'inflazione ‘core’ è aumentata dello 0,7%, rispetto all'aumento dello 0,6% di maggio, con un aumento annuo del 5,9%, in linea con il 6% del mese precedente. E’ invece ancora poco chiaro quanto le banche centrali dovrebbero rivedere le loro modalità di intervento a fronte di disinflazione e deflazione dei prezzi per compensare l'aumento dei prezzi che non possono influenzare. L'impatto restrittivo ha già influito in modo deflazionistico su alcuni beni di consumo anticipando un problema sui consumi; si segnala che i prezzi di articoli come le lavatrici sono già entrati in area di netto calo, sebbene le pressioni deflazionistiche non compensino ancora le contrapposte pressioni inflazionistiche. A fare da equilibratore dovrebbe essere il tempo anche se la Fed sembra orientata ad incoraggiare la deflazione in modo rapido e deciso ...

7 luglio 2022
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Categorie: Global Allocation
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La situazione di incertezza sui mercati azionari sta condizionando le stime di ritorno di molti gestori di portafoglio che in poco meno di un mese hanno ridotto il peso dei risky asset nelle loro asset allocation da sovrappeso a sottopeso. L’indicatore chiave è l’aumento delle coperture in derivati e della liquidità nei portafogli, in attesa da un lato di impreviste richieste di rimborso dei sottoscrittori e dall’altra di opportunità di investimento a valori ulteriormente ridotti. Ci sono sul tavolo dei gestori le analisi per un aumento delle probabilità di una recessione economica guidata dagli Stati Uniti, anche per l’insistenza della FED di accelerare la restrizione monetaria per fronteggiare l’impennata dell’inflazione. In questo scenario la forza del dollaro USA potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo alla crescita dei profitti per le multinazionali statunitensi le cui vendite internazionali ora valgono meno in termini di dollari, tutto questo in aggiunta all’impennata dei costi alla produzione tra materie prime e salari. Questa confluenza di fattori trova l'aumento dei costi di finanziamento di nuovi investimenti in concomitanza a rendimenti obbligazionari in salita e tensioni geopolitiche, con il dollaro USA ai massimi da 20 anni. I gestori sono convinti che le aspettative sui profitti non incorporano ‘venti contrari’ con le indicazioni ‘bottom up’ dei CEO che continuino a suggerire un aumento ininterrotto degli utili nei prossimi semestri. A favore di questo ultimo fattore rimane l’elevato livello di liquidità nei bilanci aziendali che consentirebbe alle società di bilanciare la crescita degli utili per azione attraverso riacquisti di azioni proprie a costi relativamente vantaggiosi ...

29 giugno 2022
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Le strategie di portafoglio, e relative asset allocation, sono entrate in una fase di ‘avversione al rischio’ a fronte di una volatilità in continua tensione; i mercati azionari e obbligazionari sono guidati nel breve termine dalle prospettive di crescita economica, ma anche di un’inflazione sotto controllo. La prima metà del 2022 è stata guidata dalla paura della ‘stagflazione’, rallentamento economico a fronte di un rialzo generalizzato dei prezzi. I timori che la Federal Reserve possa continuare ad aumentare i tassi troppo velocemente e con rialzi decisi, per contenere l'inflazione, ha spinto i rendimenti obbligazionari al rialzo e le azioni in un bear market. Davanti ad un mix di incertezze macro e un indice di volatilità VIX che rimane vicino a 30 punti, gli operatori si stanno chiedendo cosa si dovrà affrontare nella seconda parte del 2022: stagflazione, hard landing recessivo, o ci sarà un assestamento che apre le porte ad una fase transitoria e una nuova reflazione? Secondo la FED oggi la priorità è l’inflazione, anche perché risulterebbe il fattore che la banca centrale identifica come causa della volatilità. Da questo punto di vista l’estate sembra quindi un periodo ancora legato ai tassi di interesse e quindi orientato dalla volatilità, che secondo gli strategist sembra presentare ancora più rischi che opportunità ...

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