12 novembre 2021
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Gli analisti finanziari sottolineano l'enfasi della ‘pazienza’ della banca centrale FED, definendola relativamente scollegata dai dati economici reali, e la possibilità di trovarsi in ritardo sulle politiche atte a domare l'inflazione. Tra i punti di attenzione ci sono: 1) Differenziali tra tassi di interesse e inflazione senza precedenti; il divario tra i Fed funds, tasso di interesse target fissato dal FOMC, organo esecutivo della banca centrale statunitense, e l'indice dei prezzi al consumo americano è il più ampio nei 60 anni di storia dell'indicatore. L'implicazione è un livello di tassi reali negativi che potrebbe alimentare bolle speculative nell’allocazione del capitale. 2) I responsabili della banca centrale FED sembrano ritenere l'inflazione guidata principalmente da problemi della catena di approvvigionamento e quindi contingente. In realtà ci sono molte preoccupazioni diffuse sull'indebolimento della fiducia dei consumatori e una moderazione nell'ottimismo delle imprese. 3) Pressioni salariali persistenti nel mercato del lavoro: le dinamiche del mercato del lavoro potrebbero complicare l’obiettivo della Fed nella definizione di "massima occupazione", prerequisito per un aumento dei tassi di interesse; il recente dato di ottobre ha dimostrato un tasso di disoccupazione basso al 4,6%. Le società di tutti i settori stanno intanto sperimentando un mercato del lavoro caratterizzato da difficoltà nelle assunzioni, il netto aumento dei salari, e una forza lavoro mutevole in cui tassi di partecipazione più bassi potrebbero riflettere cambiamenti strutturali che manterrebbero alta la concorrenza per i lavoratori in un contesto di pressione salariale

 

28 ottobre 2021
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Categorie: Global Allocation
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Uno dei fattori di maggiore attenzione degli operatori finanziari, per questa ultima parte dell’anno, domina ante tempus l’atteggiamento restrittivo delle Banche Centrali e la loro volontà di comprimere l’espansione monetaria promossa durante le crisi pandemica. Sono in effetti almeno due le forze che il rialzo degli indici azionari ha impattato sull’asset allocation degli investitori: il primo riguarda l’aumento strategico del peso dei risky asset, rispetto all’obbligazionario, cresciuto anche per le ottime performance; la seconda riguarda i ritorni attesi dopo il forte aumento dei rapporti di valutazione P/E fwd 12m. Secondo gli analisti sarebbero stati soprattutto gli investitori privati ad influenzare le più recenti dinamiche di mercato, sottostimando i rischi di mercato sotto l'impulso di FOMO (fear of missing out), ‘rimanere fuori’ dal rally azionario; secondo gli strategist di portafoglio gli investitori starebbero sottovalutando il prossimo restringimento della liquidità di sistema e il conseguente inasprimento delle condizioni finanziarie ...

23 aprile 2021
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Il debito governativo russo diventa oggetto di sanzioni da parte dell’amministrazione Biden a seguito delle diatribe che rendono i rapporti diplomatici tra i due paesi alquanto freddi. Al centro delle ragioni di Biden rimane sicuramente l’intromissione ‘digitale’ nella campagna elettorale con attacchi informatici atti ad influenzare le elezioni americane, ma anche lo schieramento militare sul confine ucraino e il caso dell’oppositore russo Alexei Navalny. Il rublo continua la sua altalena contro le più importanti valute dopo l’annuncio delle sanzioni statunitensi definite per impedire alle istituzioni statunitensi di partecipare al mercato primario delle emissioni di obbligazioni sovrane russe a partire dal 14 giugno 2021. La banca centrale russa ha già iniziato ad inasprire la politica monetaria nella riunione di aprile, aumentando il tasso ufficiale dal 4,5% al 5,0%. Con un'inflazione nominale al 5,8% e un tasso di 3m/3m già al 9%, ci sarebbero comunque buone ragioni per aumentare ulteriormente i tassi. Nel discorso di giovedì sullo stato della nazione, il presidente Vladimir Putin ha voluto lanciare un messaggio all’Occidente nel quale la Russia deciderà di volta in volta i casi in cui saranno superate “le linee rosse” che considera invalicabili per la propria sicurezza nazionale, messaggio che lascia aperta ogni azione ritenuta opportuna. Risulta comunque chiaro che la linea rossa principale potrebbe riguardare la presenza della Nato nelle aree che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica. Le più recenti informazioni vedono comunque il rientro delle forze dislocate nei distretti militari occidentale e meridionale ...

18 febbraio 2021
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Negli Stati Uniti aumenta il dibattito sulla possibile impennata dell’indice dei prezzi dopo la decisa reazione dei costi energetici: negli ultimi tre mesi il rimbalzo del petrolio WTI ha visto la sua quotazione passare da 41,3$/b di metà novembre agli attuali 61,7$/b ovvero +50%. L’incertezza delle stime per l’inflazione attesa ha portato timori sulla parte lunga della curva dei titoli governativi, sebbene sia evidente una ragione strettamente contingente ovvero gli stimoli indicati nell’ordine di 1.900 mld di dollari dal presidente Joe Biden per l’emergenza Coronavirus. E’ infatti su quest’ultimo punto che si stanno confrontando le opinioni di pensiero della scuola Keynesiana statunitense tra Larry Summers e Paul Krugman. Secondo Summers le preoccupazioni vedrebbero da un lato uno stimolo di ammontare troppo elevato, capace di esercitare una tale accelerazione dell'inflazione che costringerebbe la Fed ad un inasprimento potenzialmente recessivo, aggiungendo che interventi finalizzati a così breve termine lascerebbero pochi spazi ad un programma di investimenti pubblici a medio termine, di cui gli Stati Uniti hanno bisogno per aumentare la crescita potenziale. Krugman ritiene invece necessario una chiusura più rapida dell'output gap anche perché un aumento dell’inflazione risulta già scontato dalla FED; è inoltre convinto che uno shock positivo per l’economia americana sarebbe la risposta al piano monetario di reflazione ...

22 gennaio 2021
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Potrebbe essere risultato senza particolare novità, magari sotto tono, l’intervento di Christine Lagarde in conclusione del Consilio direttivo della BCE, visto che non è stato adottato nessun cambiamento, ma gli effetti nel mercato non sono mancati. Due le impressioni derivate dal comunicato, e dalle dichiarazioni di Lagarde durante la conferenza stampa, ovvero una evidente disparità nelle opinioni dei rappresentanti del consiglio direttivo e, secondo, l’incertezza nel rilevare una direzione della crescita economica, dei tempi del Recovery Fund e del tanto temuto raggiungimento del target di inflazione. Alla fine il messaggio suggerito ha svelato la possibilità comunque di un rallentamento degli acquisti del PEPP (fondo di emergenza anti-pandemia), il che non significa un’incidenza negli acquisti netti previsti dal programma (APP) che continua con un volume mensile di 20 miliardi di Euro, ma una necessaria flessibilità nell’insieme degli acquisti e magari una revisione strategica entro la fine dell'anno ...

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