22 febbraio 2019
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Le stime di valutazioni degli indici finanziari hanno iniziato ad incorporare una nuova prospettiva monetaria, ovvero la fase ‘paziente’ delle banche centrali che con la loro retorica sembrano consegnare agli operatori un contesto distensivo rispetto alle indicazioni restrittive dei precedenti trimestri. In particolare è stato sicuramente apprezzato dagli investitori il tono conciliante delle due più importanti autorità monetarie occidentali quali FED e BCE.

US Federal Reserve

L’inversione a U del FOMC, comitato direttivo della banca centrale statunitense, è stato molto evidente. Nella conferenza stampa di gennaio, dopo l'incontro del FOMC, Jerome Powell ha dimostrato un tono particolarmente accomodante, in parte manifestatosi nel rally del mercato azionario. Già a fine anno scorso il consensus degli operatori si era spostato da una sequenza di aumenti per i Fed Funds a rialzi più rari, per poi passare, dopo le parole della FED ...

 

6 dicembre 2018
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La ripartenza molto brillante dei listini statunitensi di fine novembre si è praticamente dimostrata una mini bolla con la pesante caduta delle borse che ha caratterizzato Wall Street nella sessione di negoziazione del 4 dicembre. L’indice S&P 500 ha perso in una sola seduta il 3.2%, sebbene lo scossone abbia coinvolto tutti gli indici americani, in particolare: Nasdaq Composite - 3.8%, Russell 2000 - 4.4% e S&P Small Cap 600 - 4,61%. In questa fase convulsa di mercato l’indice di volatilità VIX ha reagito con determinazione proiettandosi vicino ai 25 punti, così come l’ulteriore allargamento degli spread sul Credito. La ragione che sembra abbia ‘sovra’ alimentato le vendite di azioni troverebbe conferma nella combinazione di un recente atteggiamento ‘dovish’ della Fed, meno ferma nel restringimento rispetto ai mesi precedenti, con le attese di una situazione di vero rallentamento economico per il prossimo anno ...

 

12 novembre 2018
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Gli analisti finanziari spiegano la caduta dei listini statunitensi, nonostante un’ottima stagione degli utili, evidenziando ancora una volta le preoccupazioni sulle prospettive del paese. L’economia statunitense continua a correre con nuovi ingressi nel mondo del lavoro più alti delle attese (+ 250.000 ad ottobre) e aumento dei salari orari (+3,1% a/a); i dati confermano in realtà la corretta politica restrittiva della FED e la maturità del lungo ciclo di crescita con la disoccupazione ai minimi da 50 anni al 3,7%. L’effetto porta alla riflessione sulla capacità delle aziende di poter aumentare ancora i profitti. Quindi la valutazione di un’azione deve tenere conto di diversi fattori: se quindi il rapporto P/E (price/earnings), misura più comune, mostra l’indice S&P500 a 14,7 volte le stime degli utili a 12 mesi, il 18% in meno rispetto alla fine del 2017 questa metrica di valutazione tende ad escludere l'impatto a termine dei benefici fiscali ...

28 settembre 2018
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Secondo recenti analisi i mercati finanziari manifestano una situazione di relativa forza, nonostante un contesto esterno che in molte realtà avrebbe motivo di vedere una maggiore instabilità. A sostenere questo ‘mood’ sembra la lettura di un contesto positivo dal punto di vista macroeconomico globale che da un lato avvantaggia il restringimento monetario iniziato dalla banca centrale statunitense e dall’altro favorisce la redditività delle società quotate che ancora possono comunque beneficiare di una repressione finanziaria che mantiene i tassi di interesse reali negativi o vicini allo zero in ampie aree del mondo ...

10 aprile 2018
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Categorie: Global Allocation
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Sulle ipotesi di una vera e propria guerra commerciale dettata dall’orientamento protezionista dell'amministrazione Trump, i mercati finanziari hanno visto accelerare la componente ‘volatilità’, dopo un lungo periodo ai minimi storici. La progressiva avanzata di Trump, passata dalle pesanti tariffe doganali su acciaio e alluminio verso un numero sempre più alto di prodotti e relativo ammontare, si sta rilevando alquanto insidiosa se non a volte improvvisata, provocando le risposte di un numero considerevole di partner esportatori, se non poi in parte premiati dalle esenzioni. L’idea di colpire in ordine sparso si è di fatto consumata in posizioni più morbide verso molte controparti (NAFTA) e concentrata di seguito sulla Cina con una penalizzazione iniziale di $ 3 miliardi, passata poi a 50 e 100 mld, per dazi all’importazione nel tentativo di affrontare il crescente divario commerciale ...

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