3 aprile 2020
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L’altalena dei mercati finanziari, che ha sorpreso gli operatori con l’impennata della pandemia da Coronavirus, non ha escluso i tassi di cambio che hanno visto ancora una volta protagonista il biglietto verde. Come ribadito dagli esperti, in eventi di sconvolgimento così rapido dei mercati, la corsa verso una valuta rifugio è da sempre stata riservata allo Yen giapponese, che invece negli ultimi sei mesi è sembrato ancorato al dollaro Usa e come sei mesi fa vicino mantiene il livello di 108 Yen x USD. In realtà il brusco deterioramento delle condizioni economiche a fronte del Covid-19 ha portato nelle ultime settimane a un picco senza precedenti della domanda di dollari statunitensi, tanto da mettere una forte preoccupazione nelle istituzioni con importanti passività in divisa americana. L’immediata conseguenza della domanda è stato il forte aumento del costo di finanziamento dei prestiti in dollari USA, anche per l’utilizzo della valuta Usa nella maggior parte del commercio globale, materie prime, ma anche nelle emissioni di debito, in particolare nelle economie emergenti ...

25 ottobre 2019
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Nessuna novità dalla Banca Centrale Europea (BCE) che conferma nel suo meeting del 24 ottobre sia la ‘forward guidance’, che prevede un lungo periodo di espansione monetaria, sia l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione. Questa la sintesi operativa dell’ultimo Consiglio Direttivo di Mario Draghi prima del passaggio di consegne, il prossimo 1 novembre, all’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, a lei i nostri auguri. Nella conferenza stampa il presidente Draghi ha colto l’occasione per ringraziare pubblicamente i colleghi direttori delle banche centrali dell’area Euro, i membri del Consiglio, i collaboratori e tutte le persone che hanno portato avanti con lui il difficile compito di governo dell’autorità monetaria. Un particolare ringraziamento è stato per i giornalisti che lo hanno seguito e stimolato verso una comunicazione più diretta, trasparente e chiara ...

18 ottobre 2019
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Con la prossima riunione del 29 e 30 ottobre la Federal Reserve statunitense dovrà entrare nel merito della situazione di illiquidità che ha movimentato il mercato nelle ultime settimane; gli interventi invernali stanno comunque arrivando. Nel comunicato stampa dell’11 ottobre il FOMC, l’organo esecutivo della banca centrale, dichiarava che per garantire un'offerta di liquidità ampia, aveva approvato i seguenti interventi: a) alla luce dei recenti episodi di volatilità dei tassi overnight la Federal Reserve avrebbe acquistato Treasury (buoni del Tesoro americano) con scadenza entro il secondo trimestre del prossimo anno al fine di mantenere ampi saldi di riserva; b) inoltre, la banca centrale si impegna ad offrire operazioni a termine (REPO) e riserve overnight almeno fino a gennaio del prossimo anno per garantire che la disponibilità di liquidità rimanga ampia anche durante periodi di forti aumenti delle passività e capace di mitigare il rischio di pressioni del mercato che potrebbero influire negativamente sull'attuazione delle politiche. Con l'obiettivo di ciò il FOMC ... 

22 febbraio 2019
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Le stime di valutazioni degli indici finanziari hanno iniziato ad incorporare una nuova prospettiva monetaria, ovvero la fase ‘paziente’ delle banche centrali che con la loro retorica sembrano consegnare agli operatori un contesto distensivo rispetto alle indicazioni restrittive dei precedenti trimestri. In particolare è stato sicuramente apprezzato dagli investitori il tono conciliante delle due più importanti autorità monetarie occidentali quali FED e BCE.

US Federal Reserve

L’inversione a U del FOMC, comitato direttivo della banca centrale statunitense, è stato molto evidente. Nella conferenza stampa di gennaio, dopo l'incontro del FOMC, Jerome Powell ha dimostrato un tono particolarmente accomodante, in parte manifestatosi nel rally del mercato azionario. Già a fine anno scorso il consensus degli operatori si era spostato da una sequenza di aumenti per i Fed Funds a rialzi più rari, per poi passare, dopo le parole della FED ...

 

6 dicembre 2018
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La ripartenza molto brillante dei listini statunitensi di fine novembre si è praticamente dimostrata una mini bolla con la pesante caduta delle borse che ha caratterizzato Wall Street nella sessione di negoziazione del 4 dicembre. L’indice S&P 500 ha perso in una sola seduta il 3.2%, sebbene lo scossone abbia coinvolto tutti gli indici americani, in particolare: Nasdaq Composite - 3.8%, Russell 2000 - 4.4% e S&P Small Cap 600 - 4,61%. In questa fase convulsa di mercato l’indice di volatilità VIX ha reagito con determinazione proiettandosi vicino ai 25 punti, così come l’ulteriore allargamento degli spread sul Credito. La ragione che sembra abbia ‘sovra’ alimentato le vendite di azioni troverebbe conferma nella combinazione di un recente atteggiamento ‘dovish’ della Fed, meno ferma nel restringimento rispetto ai mesi precedenti, con le attese di una situazione di vero rallentamento economico per il prossimo anno ...

 

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