21 ottobre 2022
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Le fasi ribassiste dei mercati vedono movimenti alquanto scomposti tra le differenti classi di attivo; il tema centrale è il ricalcolo delle valutazioni rispetto ai tassi di interesse di rifermento, il cui movimento tende verso il tasso ‘pivot’ di politica monetaria, all’inasprimento delle condizioni di liquidità e di credito, alla variabile dei profitti societari, e spesso alla volatilità delle valute. Le più recenti indicazioni sull'inflazione, che ancora una volta hanno sorpreso al rialzo, sono intervenute in un contesto di indicatori anticipatori che suggerivano un rallentamento all’aumento dei prezzi, rimettendo sotto pressione i rendimenti dei governativi. I maggiori Titoli di Stato decennali sono quindi tornanti a livelli massimi di periodo: USTreasury al 4,3%, Bund al 2,5% e BTP al 4,85% ...

13 ottobre 2022
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Qualche settimana fa un giornalista ha chiesto ad uno Strategist di portafoglio se fosse possibile realizzare rendimenti più elevati in attesa di una minore volatilità, e come generare rendimenti competitivi a lungo termine senza sopportare sbalzi estremi di volatilità. La domanda è sembrata contraddire il modello CAPM e altre assunzioni che normalmente contrappongono rischio e ritorno atteso; eppure un numero crescente di analisi ha indicato che, nel medio termine, un portafoglio attentamente assemblato può da un lato assumersi meno rischi e dall’altro battere il benchmark di mercato investendo in titoli a bassa volatilità. Le strategie a ‘bassa volatilità’ possono assumere forme diverse, ad esempio adottando una strategia difensiva efficace basata sull’analisi dei fondamentali societari che mostri caratteristiche di alta qualità nei flussi di cassa, misure di redditività coerenti al ciclo finanziario, stabilità dei ritorni sul capitale rispetto al mercato e valutazioni interessanti meno suscettibili alle oscillazioni del mercato, il tutto in abbinamento a investimenti monetari di brevissima durata e strategie alternative come Equity Long Short Market Neutral. Più tradizionalmente vengono ritenute società difensive quelle appartenenti ad alcuni specifici settori come quello dei Consumer Staples (beni di prima necessità), Utilities (servizi di pubblica utilità), e grandi società Farmaceutiche ...

21 luglio 2022
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Il settore delle commodity si è ridimensionato in questi ultimi 30 giorni, con l'indice rappresentativo dei prezzi delle materie prime CRB in una traiettoria di rientro dai massimi del 9 giugno di 325 punti agli attuali 306, con una discesa in un mese del 5,8%; CRB era comunque a 249 punti ad inizio anno (+22,9%). Questo rientro è stato principalmente guidato dai prezzi di petrolio, metalli industriali, grano, olio di palma, soia e un nuovo calo dell’acciaio che da inizio anno è sceso del 36,25%. La discesa dell’indice CRB è in gran parte il risultato di un riequilibrio di domanda e offerta, accentuato dal calo della crescita economica in Cina e dalle stime meno ottimistiche sull’economia globale che addirittura vede un'era post covid-19 proiettata verso una recessione economica tra 12 e 24 mesi. L’aumento delle preoccupazioni sui trend finanziari ha posto le basi di una revisione dei livelli internazionali di inflazione su cui poggia una aggressiva politica monetaria restrittiva dopo una breve pausa degli stimoli monetari da parte delle banche centrali a livello globale. Il tema della restrizione monetaria sembra infatti aver influito sulla finanziarizzazione delle commodity. Conclusosi il lungo periodo di tassi bassi, o addirittura negativi, la netta riduzione della liquidità in eccesso vede gli investitori orientarsi verso rendimenti più elevati dei titoli obbligazionari, prendendo in parte profitto nei mercati delle materie prime diventati fin troppo popolari sia nel mercato fisico che finanziario ...

7 luglio 2022
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Categorie: Global Allocation
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La situazione di incertezza sui mercati azionari sta condizionando le stime di ritorno di molti gestori di portafoglio che in poco meno di un mese hanno ridotto il peso dei risky asset nelle loro asset allocation da sovrappeso a sottopeso. L’indicatore chiave è l’aumento delle coperture in derivati e della liquidità nei portafogli, in attesa da un lato di impreviste richieste di rimborso dei sottoscrittori e dall’altra di opportunità di investimento a valori ulteriormente ridotti. Ci sono sul tavolo dei gestori le analisi per un aumento delle probabilità di una recessione economica guidata dagli Stati Uniti, anche per l’insistenza della FED di accelerare la restrizione monetaria per fronteggiare l’impennata dell’inflazione. In questo scenario la forza del dollaro USA potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo alla crescita dei profitti per le multinazionali statunitensi le cui vendite internazionali ora valgono meno in termini di dollari, tutto questo in aggiunta all’impennata dei costi alla produzione tra materie prime e salari. Questa confluenza di fattori trova l'aumento dei costi di finanziamento di nuovi investimenti in concomitanza a rendimenti obbligazionari in salita e tensioni geopolitiche, con il dollaro USA ai massimi da 20 anni. I gestori sono convinti che le aspettative sui profitti non incorporano ‘venti contrari’ con le indicazioni ‘bottom up’ dei CEO che continuino a suggerire un aumento ininterrotto degli utili nei prossimi semestri. A favore di questo ultimo fattore rimane l’elevato livello di liquidità nei bilanci aziendali che consentirebbe alle società di bilanciare la crescita degli utili per azione attraverso riacquisti di azioni proprie a costi relativamente vantaggiosi ...

29 giugno 2022
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Le strategie di portafoglio, e relative asset allocation, sono entrate in una fase di ‘avversione al rischio’ a fronte di una volatilità in continua tensione; i mercati azionari e obbligazionari sono guidati nel breve termine dalle prospettive di crescita economica, ma anche di un’inflazione sotto controllo. La prima metà del 2022 è stata guidata dalla paura della ‘stagflazione’, rallentamento economico a fronte di un rialzo generalizzato dei prezzi. I timori che la Federal Reserve possa continuare ad aumentare i tassi troppo velocemente e con rialzi decisi, per contenere l'inflazione, ha spinto i rendimenti obbligazionari al rialzo e le azioni in un bear market. Davanti ad un mix di incertezze macro e un indice di volatilità VIX che rimane vicino a 30 punti, gli operatori si stanno chiedendo cosa si dovrà affrontare nella seconda parte del 2022: stagflazione, hard landing recessivo, o ci sarà un assestamento che apre le porte ad una fase transitoria e una nuova reflazione? Secondo la FED oggi la priorità è l’inflazione, anche perché risulterebbe il fattore che la banca centrale identifica come causa della volatilità. Da questo punto di vista l’estate sembra quindi un periodo ancora legato ai tassi di interesse e quindi orientato dalla volatilità, che secondo gli strategist sembra presentare ancora più rischi che opportunità ...

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